Due anni fa ha trascorso un mese in ospedale, oggi l'esordio in nerazzurro: "Da interista mi sono goduto questo stadio al massimo, non vedevo l’ora”
Matteo Lavelli cammina sereno sul prato di San Siro con gli occhi di chi non vuole più guardarsi i piedi per vedere se accanto a lui c’è un buco nero. Due anni fa ha rischiato di caderci dentro. Dietro il suo debutto in Serie A - una decina di minuti contro il Bologna a San Siro - c’è una scalata a mani nude. Nel 2024 ha rischiato di morire per una meningite.
DAL BUIO ALLA LUCE
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Matteo, 19 anni, punta rapida e veloce cresciuta col mito di Cristiano Ronaldo, è stato ricoverato per un mese in ospedale. Ha iniziato il ritiro con la Primavera in ritardo e ha avuto paura di non farcela, di abbandonare il suo suo sogno e anche qualcosa di peggio. Due anni dopo eccolo qui, felice e sereno con la maglia dell’Inter, la sua squadra: “Chivu mi ha detto di fare ciò che so fare, ho cercato di adattarmi subito. Da interista mi sono goduto questo stadio al massimo, non vedevo l’ora”. Chivu l’ha lanciato nella mischia in una gara stravinta 3-1 e dominata. Il tutto dopo averlo visto debuttare tra i pro’ con l’U23. Qualche numero: 16 presenze in Serie C, un gol in due partite in Coppa Italia di categoria, un altro squillo in Youth League e un altro in Supercoppa Primavera, vinta contro il Cagliari. Il tutto dopo un’altra estate tribolata: Lavelli, come Frattesi tra l’altro, si è operato di ernia e ha impiegato un po’ per ritrovare la condizione. Da qui alcune partite in Primavera e lo scarso minutaggio iniziale in Serie C. Da fine ottobre in poi, Vecchi gli ha concesso più minuti.
IL PERCORSO IN PRIMAVERA
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L’anno scorso, sotto la guida di Zanchetta, ha vinto il campionato Primavera con quattro gol in campionato e un assist decisivo nella finale scudetto. Per lui anche un paio di reti in Youth League contro Arsenal e Manchester City. Non male per uno che all’oratorio, da ragazzino, giocava da terzino destro. Matteo, per tutti “Pocho” per via del suo cognome e dell’assonanza con Lavelli”, è cresciuto a Bernareggio, in Brianza, dopo aver dribblato con astuzia nuoto e rugby. Suo padre Diego giocava in C e ora fa lo scout. Questione di feeling. Due anni fa ha segnato 20 gol in 26 partite con l’Under 18 di Zanchetta. Prima di vestire la maglia nerazzurra ha giocato per Monza e Renate. Tra i suoi punti di riferimento, oltre a Ronaldo, c’è Marcus Thuram. Domenica ha debuttato in Serie A entrando al suo posto. Il buco nero ormai s’è chiuso.









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