Dal vandalismo al playground olimpico: Milano trasforma il dolore di Ale nel “Girasole”

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Il campetto di via Dezza rinasce dopo gli atti contro i girasoli lasciati per Alessandro Meszely, morto a 15 anni mentre giocava. Oggi è un simbolo di comunità e inclusione

Filippo Conticello

Giornalista

9 maggio - 15:11 - MILANO

Di girasole in girasole: ne è comparso uno gigantesco, grande più del centrocampo. E altri ai due lati, circondati dai cinque cerchi, a ricordare a tutti che Milano sarà sempre città olimpica. E poi onde sinuose, tocchi di blu e di rosso, divertenti e felici: in questo playground il colore ha battuto il nero della rabbia più cieca. Da oggi il mitico campetto di via Dezza, luogo di culto per la città e gli appassionati di basket, si chiama semplicemente “Il Girasole”, come il fiore disegnato per terra e impossibile da strappare. È dipinto nel ricordo di Alessandro Meszely, che non c’è più dal 2017: qui giocava ogni volta che poteva, finché a quindici anni un attacco di cuore è arrivato senza bussare, proprio mentre stava in campo. È anche e soprattutto un progetto di comunità e cittadinanza attiva, in risposta a quel barbaro senza nome che aveva provato a estirpare la memoria di Ale.

valanga gialla

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La riqualificazione artistica, voluta dal comune e dall’associazione The Dab Game Ale’s Friends, è stata realizzata dalla paint artist Francesca Cassani, in arte “Nine in the Paint”. La vicenda che ha dato origine a questo movimento risale allo scorso novembre e ha lasciato una scia di indignazione arrivata fin qui. In questo campo per anni si è, semplicemente, svolta una piccola processione di famiglia: i genitori, Giorgio Meszely e Laura Scolari, in silenzio, hanno sempre lasciato sul posto un girasole, fiore preferito del figlio. Fino a quando una mano anonima ha cominciato a tirarli via, uno dopo l’altro, senza un perché. A quel punto, mamma Laura ha appeso un cartello a nome di Ale: “Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo girasole mi ricorda”. In italiano altrettanto brutale, qualcuno ha macchiato lo stesso foglietto con un pennarello: “Se tutti mettono un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera”. La denuncia partita dal Corriere della Sera ha innescato un’incredibile valanga gialla: la città si è girata verso la luce di via Dezza e i girasoli attaccati alla recinzione del campetto sono cresciuti senza sosta. I milanesi si sono messi in fila per settimane per posarne uno e lasciare un biglietto di vicinanza. La storia ha superato la città metropolitana, il fioraio vicino continua ancora a raccogliere ordini da tutta Italia. Nel tempo, sono arrivati sul posto istituzioni ed ex campioni del basket cittadino, da Pierluigi Marzorati a Bruno Cerella, e perfino il coach dell’Olimpia Peppe Poeta.

palla a due

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La riqualificazione di oggi, che ha trasformato il playground stesso in opera d’arte, è l’ultimo canestro: un tiro da tre punti verso gentilezza e umanità da riscoprire. Da tempo non c’è più traccia del vecchio vandalo e, per arrivare a questo gioiellino, sono state coinvolte diverse scuole. All’inaugurazione, poi, si è giocata una partita tra la Nazionale Basket Artisti e la Nazionale Basket Giornalisti, alla prima uscita ufficiale. Il lavoro di The Dab Game Ale’s Friends, intanto, guarda già oltre: l’associazione, fondata dai genitori e dagli amici di Alessandro diventati ormai uomini adulti, vuole impegnarsi nel valorizzare gli spazi pubblici dedicati ai giovani e intende tutelare e rigenerare ancora tanti altri campi sportivi di quartiere. Inclusione e socialità, senza dimenticare la sicurezza: si punta all’installazione di 42 defibrillatori (Dae) nei playground di Milano e all’organizzazione di corsi di formazione Blsd per scuole e comunità. “Il Girasole diventa un presidio di comunità, un luogo di sport e aggregazione, e un segno tangibile della sensibilità civica dei milanesi, capaci di trasformare un gesto negativo in un’opportunità di cura collettiva”, ha detto papà Giorgio prima della palla a due.

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