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"Il marito di una collega di mia moglie voleva giocare come in Inghilterra...": così a pochi chilometri da Bologna è nata la squadra che ha monopolizzato questa disciplina in Italia
C’è un Mondiale nel 2026 a cui l’Italia ha già partecipato: quello di cricket. Ed è stata la prima volta nella storia. Organizzato in India e Sri Lanka, la nazionale azzurra è stata eliminata nella fase a gironi con tre sconfitte e una vittoria (contro il Nepal) ma non ha sfigurato al cospetto delle migliori squadre del pianeta dopo una rincorsa decennale terminata la scorsa estate. Già, perché se il cricket in Italia è ancora uno sport poco diffuso (circa duemila tesserati ufficiali), le sue radici affondano invece negli ultimi anni dell’Ottocento (vi dice qualcosa il Genoa Cricket and Football Club?) e la federazione italiana, creata nel 1980, organizza il campionato di Serie A dal 1983. La squadra più titolata è il Pianoro, primo comune a sud di Bologna, 18mila abitanti, quindici scudetti, sei Coppe Italia e una Coppa dei Campioni conquistata nel 1995. E dire che tutto, qui a Pianoro, è cominciato in una scuola media… “Era proprio il 1983 – racconta Arcido Parisi, per tutti Arcy, “con la y per evitare malintesi politici”, 78 anni, insegnante in pensione e presidente da sempre –. Io sono sempre stato uno sportivo, ho fatto un po’ di tutto, dal ciclismo al nuoto, dalla ginnastica all’atletica, ma il cricket non sapevo neanche cosa fosse. Accadde che il marito di una collega di mia moglie, un inglese di nome Ken, mi chiese di dargli una mano a tirar su una squadra perché voleva giocare come al college. Abbiamo iniziato così: un po’ di suoi amici inglesi, un po’ di miei studenti della scuola media di Rastignano (una frazione di Pianoro, ndr), un po’ di parenti. La società si chiamava Pianoro-Bologna Cricket Club. Poi nel 1989 ci siamo divisi perché la federazione voleva aumentare il numero delle squadre”.







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