Arriva dai telescopi l’innovativa tecnica 3D per il tracciamento oculare di nuova generazione: lo stesso metodo che consente di scansionare gli specchi dei grandi telescopi alla ricerca delle più piccole imperfezioni, può infatti essere combinato con algoritmi specifici per un notevole passo avanti, utilizzando migliaia di punti sulla superficie dell’occhio invece dei pochi che possono essere sfruttati attualmente. La tecnica, pubblicata sulla rivista Nature Communications, è stata messa a punto da ricercatori guidati dall’Università dell’Arizona e potrà trovare applicazione in tantissimi ambiti, dai visori per la realtà virtuale alla ricerca scientifica, dai veicoli a guida autonoma al settore dell’intrattenimento.
“Gli attuali metodi di tracciamento oculare possono catturare informazioni sulla direzione seguita dal bulbo oculare solo da pochi punti sulla superficie dell’occhio, una dozzina al massimo”, afferma Florian Willomitzer, coordinatore dello studio che ha coinvolto sia partecipanti umani che modelli artificiali realistici. “Con il nostro metodo, possiamo utilizzare le informazioni provenienti da oltre 40mila punti, teoricamente anche milioni, ricavati da un solo fotogramma di un filmato video”.
I dati vengono poi elaborati al computer grazie ad appositi algoritmi, simili a quelli usati per le analisi di dipinti e opere d’arte. La tecnica produce anche un ‘effetto collaterale’ involontario ma molto utile: genera un’accuratissima ricostruzione della superficie oculare, che potrebbe essere utilizzata per la diagnosi di disturbi e difetti della vista. “La combinazione unica di tecniche di misurazione precise e di calcolo avanzato consente alle macchine di ‘vedere l'invisibile’ – aggiunge Willomitzer – andando oltre i limiti di ciò che gli umani possono percepire”.
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