Gabriele Uboldi, a destra, con Remco Evenepoel.
Varesino, 46 anni, si occupa di comunicazione e ora sarà al Giro d’Italia al fianco di Pellizzari: “Peter ha rivoluzionato il ciclismo, Remco un perfezionista. Giulio entra nel cuore della gente”
Lavorare al fianco dei campioni è ciò che da tempo fa (e bene) Gabriele Uboldi: classe 1979, nato a Busto Arsizio, vive a Valencia da 20 anni e arriva al ciclismo dopo l’esperienza lavorativa in Coppa America, come logistic manager di +39. Grazie al contatto dell’avvocato Stefano Feltrin, che pure lavorava nell’ambiente velistico, è arrivato nel ciclismo alla Saxo Tinkoff attorno al 2013. Braccio destro per eccellenza di Peter Sagan, ancora adesso, ora Uboldi lavora principalmente con la Red Bull e si occupa di comunicazione: l’abbiamo visto spesso a inizio stagione al fianco di Remco Evenepoel e sarà anche al Giro d’Italia con il nostro Giulio Pellizzari, candidato al podio della corsa rosa. Ecco il suo sguardo sui campioni, con una premessa: “A me la fama personale non interessa. E anzi, come si dice per gli arbitri di calcio, meno mi si nota meglio è”.
Gabriele, com’è stato essere la ‘voce’ di Peter Sagan?
“Nel caso di Peter, sono stato e sono ancora qualcosa di più, gestisco i suoi impegni a tutto tondo. Assieme al suo agente, Giovanni Lombardi, che mi ha insegnato tantissimo e a cui sono grato. Peter è stata una stella mediatica nel vero senso del termine, ha rivoluzionato il ciclismo uscendone dai confini. Era amato da tutti, non semplicemente dagli slovacchi. Tifavano sempre per lui, è stato trasversale”.
Qualche innovazione in particolare?
“Quella di stipulare contratti molto lunghi con le aziende, anche ventennali. Addirittura con Specialized il legame è a vita”. Facile o difficile essere al fianco di Peter? “All’inizio non è stato semplice, poi lui si è cominciato a fidarsi al cento per cento e credo che il sodalizio abbia funzionato molto bene. Ci sono stati momenti difficili per lui, però ne siamo usciti e poi Peter ha vinto Gand-Wevelgem e Fiandre. Ma anche il successo dell’Europeo nel 2016, che molti non ricordano, per noi ha un valore speciale. Sulle tante cose extra ciclistiche, vale tantissimo l’incontro con Papa Francesco, quando aveva portato in Vaticano anche sua madre, ci teneva tantissimo”.
Ora lavora soprattutto con Evenepoel e Pellizzari: c’è un tratto che li accomuna a Sagan?
“Sì, sono tutti e tre educatissimi. E l’educazione fa la differenza”.
Di Evenepoel che cosa la colpisce?
“Remco è un perfezionista. E estremamente professionale. A differenza di Peter, deve fare i conti con le enormi attese del suo Paese. In Belgio il ciclismo è una religione”.
Al Giro, invece, sarà al fianco di Pellizzari. L’Italia si aspetta molto da lui…
“Con Giulio ho iniziato da poco, ma in realtà sembra che ci conosciamo da tanto tempo. È simpatico, amato dalla gente, ha un buonissimo cuore. Nella Red Bull, ho anche una ottima relazione con Aleotti e Moscon: il gruppo è ottimo. E mi auguro che Giulio possa entusiasmare il pubblico sulle strade rosa”.










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