Le azzurre vincono più degli uomini nei grandi appuntamenti internazionali, ma il divario nella pratica sportiva, nei premi e nei ruoli dirigenziali resta ancora ampio
L'hanno fatto nuovamente. Le donne dello sport italiano, da ormai un biennio, vincono più degli uomini negli appuntamenti internazionali. È successo ai Giochi di Parigi 2024 (7 ori a 3), a quelli invernali di Milano Cortina 2026 (6 su 10) e ora anche agli Europei di nuoto e tuffi, nuovamente in Francia, e a quelli di atletica di Birmingham, in Inghilterra. Due nazionali a trazione femminile, tra conferme e novità, che puntano dritto a Los Angeles 2028, la prima Olimpiade della storia con protagoniste più atlete che atleti: ben 5333 contro 5167.
Crescita
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Partiamo dai campionati acquatici. Se prendiamo come riferimento gli Europei di Roma 2022 - gli ultimi in cui l’Italia ha partecipato con l’intera spedizione - le medaglie totali sono calate del 30%: quattro anni fa erano state 67 (24 ori, 24 argenti, 19 bronzi), mentre a Parigi il bilancio è stato di 43 (13, 15, 15). A colpire è il dato di genere: gli ori al maschile sono passati da 13 a 2, quelli femminili da 7 a 9, grazie alle imprese di Chiara Pellacani dal trampolino, di Ginevra Taddeucci nel nuoto in acque libere e di Simona Quadarella e Sara Curtis in vasca. Stessa tendenza nell’atletica, dove si è passati dalle 24 medaglie di Roma 2024 (11 ori, 9 argenti, 4 bronzi) alle 22 di Birmingham (10, 6, 6), ma con più donne protagoniste: gli ori sono passati da 4 a 5 con le imprese di Nadia Battocletti, Dariya Derkach, Sofia Fiorini e Larissa Iapichino, mentre i successi al maschile sono calati da 7 a 5. Oltre i numeri, ad avvalorare il cambiamento sono arrivate imprese che non erano mai riuscite nella storia dello sport azzurro al femminile, come il pokerissimo di Pellacani (cinque ori in cinque gare disputate), la doppietta 5-10 chilometri in acque libere di Taddeucci, la “doppia doppia” europea di Battocletti nei 5000 e 10.000 come anche i trionfi di Derkach e Iapichino, prime di sempre a vincere il titolo continentale all’aperto nel triplo e nel lungo. E la 21enne Fiorini non poteva tenere a battesimo la nuova maratona di marcia meglio di così: oro e record del mondo. Insomma, la “rivoluzione silenziosa”, copyright Julio Velasco, continua, un secolo dopo Alfonsina Strada, la ciclista che sfidando uomini e sistema completò il Giro d’Italia. E continua perché inserita - per dirlo con la sciatrice Sofia Goggia, uno dei simboli di questo movimento - nell’unico, vero, sistema meritocratico del Paese: quello sportivo.
Normalità
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Le donne vincono, lo fanno per loro stesse. Non hanno (più) niente da dimostrare a nessuno. Ecco perché le classifiche di genere non dovrebbero esistere ancora, né tantomeno fare notizia. Eppure ci sentiamo di rimarcarle perché ci sono obiettivi che non sono ancora stati raggiunti, come la parità nell’accesso e nella pratica dello sport, o quella dei premi. Nel 2024 in Italia era ancora il 33,1% degli uomini a svolgere attività sportiva in maniera continuativa, contro il 24,3% delle donne, un divario che non si è mosso negli ultimi dieci anni e mostra il suo lato più preoccupante nelle regioni del Sud. Così come il notevole divario economico che ancora resiste negli ingaggi e nei montepremi di molti sport, anche meno ricchi del calcio. Per non parlare delle donne dirigenti, ferme al 15%. Ecco perché servono ancora i risultati di queste straordinarie ragazze vittoriose tra Parigi e Birmingham, con la stella della ginnastica ritmica Sofia Raffaeli, il primo pass azzurro per Los Angeles 2028, che nel weekend si è unita ai festeggiamenti dai Mondiali di Francoforte. Alessandra Mao e Kelly Doualla, le due promesse più cristalline di nuoto e atletica, osservano e crescono. Soprattutto imparano a vincere, a modo loro.









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