Da Gaza a Taybeh, 'troppe ingiustizie, non voltiamo lo sguardo'

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"Gaza è tritata, l'emergenza non è finita, anzi è peggiorata, le persone hanno bisogno di tutto". Padre Gabriel Romanelli, il parroco della Sacra Famiglia, non fa tanti giri di parole e paragona la situazione della Striscia a quella di una terra devastata da uno tsunami. Il missionario argentino, che è rimasto a Gaza anche nei momenti più difficili, porta la sua testimonianza al Meeting di Rimini. E' collegato in video, ha deciso di non lasciare quella terra neanche oggi. Da Gaza alla Cisgiordania, dove "ci sono ingiustizie condannate da tutti ma che rimangono in essere", come dice il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo. Quindi "oltre a denunciare, poi sperimenti una sorta di incapacità e di impotenza", ha detto il francescano.

Le ferite della Terra Santa arrivano al Meeting di Cl. I riflettori sono puntati sulla piccola comunità cristiana che cerca di resistere nonostante i conflitti e le tante difficoltà, non ultima la mancanza di lavoro perché, senza turismo religioso, i cristiani hanno perso la loro fonte di sostentamento. Padre Ielpo evidenzia allora la questione dei permessi di lavoro: "Quello che mi chiedono sempre è: 'aiutaci ad avere un permesso di lavoro in Israele, che ci permetta di andare al di là del muro, anche pochi giorni a settimana, per dare il pane ai nostri figli'. Hanno bisogno di una ragione per restare".

E nella comunità cristiana di Terra Santa c'è quel piccolo villaggio della Cisgiordania, 1.300 anime, che è l'unico interamente cristiano: Taybeh vessata negli ultimi mesi dai coloni ora è stata di fatto 'chiusa' dall'esercito israeliano.

"Auspichiamo soluzioni diverse perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali": ha detto il Custode di Terra Santa. E' a Rimini anche l'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman, che puntualizza: "Qualsiasi atto di violenza è inaccettabile ma ritengo che la situazione sia stata descritta - ha detto parlando di Taybeh, dove recentemente per solidarietà si è recato anche il cardinale Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa - in termini molto più gravi di quanto non sia nella realtà".

Tornando a Gaza, ora il problema più grande è l'acqua. Sotto la chiesa della Sacra Famiglia c'è una cisterna e "con l'unico generatore che ci è rimasto pompiamo a prezzo d'oro", riferisce Romanelli, perché il costo del diesel è altissimo. Ma quell'acqua viene pompata anche per fare giocare ogni tanto i bambini: "Sembra una cosa da pazzi ma loro si divertono, io e le suore ne approfittiamo per fare una doccia - dice ridendo -. La gioia è importante". Quanto alla decisione di restare a Gaza, nonostante la guerra, il parroco ha risposto: "Rimanere era la risposta naturale, spiritualmente e umanamente. Non è una sfida politica". "Inghiottire le lacrime è un ufficio di chi ama. E così la vita in questa valle di lacrime continua". 
   

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