Cure a casa, passi avanti in legge di bilancio ma servono una regia nazionale, standard di qualità e una vera integrazione sociosanitaria

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Assistenza domiciliare

Tra le priorità la valorizzazione del privato sociale e accreditato come parte integrante del Servizio sanitario nazionale e l’investimento sul lavoro di cura e sui caregiver garantendo tutele, formazione e continuità occupazionale

di Giuseppe Maria Milanese *

7 gennaio 2026

Giovane Dottoressa in visita a una donna anziana a domicilio. (Adobe Stock)

L’approvazione della legge di bilancio 2026 rappresenta un passaggio significativo per il sistema sociosanitario italiano. In particolare, per l’assistenza domiciliare si può finalmente parlare di un’uscita dalla marginalità normativa che per anni ne ha limitato sviluppo e riconoscimento.

Le novità

Nella manovra emergono segnali positivi: l’assistenza domiciliare integrata entra nei percorsi di dimissione protetta; si rafforza la sanità territoriale, anche attraverso il ruolo delle farmacie di comunità; l’assistenza agli anziani non autosufficienti viene ricondotta ai Leps; nasce un Fondo strutturale per i caregiver familiari. Non è ancora il punto di arrivo, ma è un cambio di direzione importante: la cura non può essere concentrata solo nelle strutture, deve arrivare nelle case, nei territori, nelle comunità.

Il ruolo del territorio

La Legge di Bilancio 2026 conferma un orientamento ormai chiaro: il futuro del Servizio sanitario nazionale passa anche dal territorio, dalla continuità assistenziale e dalla capacità di rispondere in modo strutturale alla cronicità, alla fragilità e alla non autosufficienza. Assistenza domiciliare integrata, dimissioni protette, telemedicina e prevenzione diventano componenti ordinarie del sistema, non più risposte emergenziali. È una visione moderna e al passo con l’Europa della sanità, più vicina alle persone e alle comunità, capace di ridurre ospedalizzazioni evitabili e migliorare la qualità della presa in carico.

Dalla teoria alla pratica

Ma questa visione, per diventare realtà, ha bisogno di scelte operative chiare e coerenti. Resta infatti una criticità di fondo che non può essere ignorata: il sociosanitario, pur riconosciuto come strategico, non dispone ancora di un impianto strutturale di risorse, programmazione e governance adeguato alla portata delle sfide demografiche e sociali in atto. Anziani non autosufficienti, domiciliarità, Rsa e strutture accreditate attendono una politica organica che garantisca sostenibilità, qualità e continuità nel tempo.

Superare la frammentazione

Il problema nevralgico resta la frammentazione del sistema sanitario: una frammentazione geografica, che produce disuguaglianze tra Regioni; e una frammentazione orizzontale, con servizi che non comunicano tra loro e percorsi assistenziali discontinui, in cui il cittadino finisce per muoversi in base all’offerta disponibile più che ai bisogni reali.
Per questo, incoraggiati dai segnali favorevoli della manovra, è necessario fare un passo ulteriore. La fase che si apre richiede una vera agenda di attuazione, fondata su alcune priorità non più rinviabili.

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