Uno studio svela i meccanismi genetici alla base del fungo che spaventa gli esperti. Si apre la strada verso nuovi farmaci
Giacomo Martiradonna
1 febbraio - 17:15 - MILANO
Da tempo la Candida auris desta preoccupazione nella comunità scientifica e tra le autorità sanitarie. Colpisce in particolare persone gravemente malate e trova negli ospedali, soprattutto nelle unità di terapia intensiva, il contesto in cui riesce a diffondersi e a causare i danni maggiori. In molti casi il microrganismo è presente sulla pelle di soggetti sani senza provocare sintomi evidenti; ma nei pazienti sottoposti a procedure invasive, come la ventilazione meccanica, i rischi aumentano in modo esponenziale. Una volta che l'infezione si sviluppa, infatti, il quadro clinico può rapidamente degenerare e portare alla morte nel 45% dei casi. A questo si aggiunge la resistenza del fungo alle principali classi di antimicotici. Un insieme di fattori che rende difficile non solo la cura ma anche l'eradicazione del patogeno dai reparti ospedalieri. Un nuovo studio, tuttavia, potrebbe aprire la strada a inediti e promettenti scenari di ricerca.
Candida, una minaccia globale
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L'infezione da Candida è stata classificata dall'OMS come una minaccia per la salute globale e per questo è stata inserita nell'elenco dei patogeni fungini di priorità critica. Identificata per la prima volta nel 2008, la Candida auris è stata associata a focolai segnalati in più di 40 Paesi.
i risultati dello studio
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Un importante contributo proviene però da un gruppo di ricercatori dell’Università di Exeter, autori di uno studio pubblicato su Nature Communications Biology. Da tempo gli scienziati studiano come e quando specifici geni della Candida auris vengano attivati nel corso del processo infettivo, concentrando l'attenzione soprattutto sulle fasi in cui il fungo interagisce con l'ospite. Hanno così scoperto la presenza di strutture fungine allungate, simili a filamenti, probabilmente utilizzati dal patogeno per reperire sostanze nutritive ed esplorare l'ambiente circostante. L'individuazione dei geni coinvolti fornisce poi indicazioni utili per poter identificare un bersaglio terapeutico e aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci.
il modello sperimentale su larva
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Per studiare i meccanismi di proliferazione della Candida, il team dell'università britannica di Exeter ha adottato un modello sperimentale basato sulle larve del killifish arabo. Una scelta legata alle caratteristiche biologiche di questo pesce, le cui uova sono in grado di sopravvivere a temperature simili a quelle del corpo umano; ciò consente di osservare l'infezione in condizioni paragonabili a quelle del nostro organismo e di creare parallelamente una mappatura dei geni che vengono attivati o disattivati.
nuove terapie per la Candida?
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L'attivazione di geni legati alla ricerca e all’assorbimento del ferro (oltre all'elevata tolleranza al sale) suggerisce un adattamento a un ambiente povero di questo elemento, il che induce a pensare che la Candida possa provenire dal mare. Dal punto di vista clinico, questi stessi meccanismi potrebbero fornire dei potenziali bersagli farmacologici. Sebbene la ricerca sia ancora in una fase preliminare e richieda ulteriori verifiche, l'individuazione dei processi alla base dell'infezione apre la strada alla creazione di nuove terapie mirate o, in seconda battuta, di nuove strategie con i farmaci già disponibili.











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