Grazie ad enlicitide, farmaco disponibile in compresse ed associato alle statine, scendono significativamente i valori delle LDL
2 aprile 2026

In principio erano le statine, farmaci fondamentali per la prevenzione di infarto ed ictus perché in grado di abbassare il colesterolo LDL, fattore causale di queste manifestazioni cliniche. Hanno cambiato la narrazione della prevenzione cardiovascolare ed ancora sono basilari. Col tempo, poi si sono aggiunti altri farmaci, come ezetimibe e acido bempedoico, per rendere ancor più efficiente il calo di colesterolo “cattivo” raggiungendo valori sempre inferiori e consentendo una sempre più efficace personalizzazione dell'approccio. E non è finita. In tempi più recenti, vista la necessità di ridurre prima possibile e quanto più possibile i valori delle LDL (le lipoproteine che legano il grasso e lo mantengono nel sangue) nei soggetti ad alto rischio, si sono aggiunti gli anticorpi monoclonali anti-PCSK9, veri e proprio medicinali intelligenti che hanno assicurato una discesa ancor più drastica dei livelli del colesterolo LDL, contribuendo a ridurre il rischio di infarti ed ictus e non solo.
Ed è su questo fronte, tra le diverse ricerche che si affollano nel panorama delle dislipidemie anche attraverso meccanismi d'azione diversi ed innovativi rispetto ad oggi, che si affaccia un'importante novità prossima (questo è l'auspicio) ad essere disponibile nella pratica clinica. Si chiama enlicitide decanoato ed è un farmaco attivo su PCSK9. La novità? E' somministrabile con una compressa facile da assumere ogni giorno per via orale, in associazione alle statine.
Dagli Usa gli ultimi studi
Il trattamento con enlicitide ha portato a riduzioni del colesterolo LDL statisticamente significative e clinicamente rilevanti rispetto ad acido bempedoico, a ezetimibe o alla loro combinazione dopo otto settimane di trattamento. A dirlo sono i dati dello studio CORALreef AddOn, presentati presentati in occasione del congresso dell'American College of Cardiology e pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology. Dopo 56 giorni di trattamento con enlicitide in associazione alle statine si è osservata una diminuzione dei livelli di colesterolo LDL del 64,6% rispetto al basale. Non solo: oltre a questo dato assoluto il farmaco ha ridotto le LDL del 56,7% rispetto all'acido bempedoico, del 36% rispetto ad ezetimibe e del 28,1% rispetto alla combinazione di acido bempedoico ed ezetimibe. Il tutto, vista la facilità di assunzione, con elevati livelli di aderenza alle terapie e di semplicità nel seguire il dosaggio proposto.
Le prospettive che si aprono
“Enlicitide rappresenterà in futuro una nuova opzione terapeutica nella gestione dei pazienti che, pur trattati, non raggiungono gli obiettivi stabiliti dalle linee guida – sottolinea Alberico L. Catapano, tra gli autori principali dello studio, Presidente della Fondazione SISA e Direttore Centro Studi Aterosclerosi presso IRCCS Multimedica e l'Università di Milano, che ha presentato i risultati all'American College of Cardiology.. Si tratta di un'evidenza che potrà realmente cambiare la pratica clinica quotidiana, con il vantaggio di una terapia orale giornaliera che potrà essere co-somministrata con una statina”. Il tutto, va detto, con un meccanismo d'azione estremamente interessante, condiviso con gli anti-PCSK9 già disponibili per via iniettabile. La proteina PCSK9 si lega ai recettori delle LDL sulle cellule del fegato: i farmaci, portandola via, le impediscono di unirsi a questi recettori che quindi rimangono maggiormente disponibili. Risultato: grazie alla presenza di un numero più elevato di recettori, come veri e propri “accalappiacani” si traduce nella maggior cattura ed eliminazione del colesterolo cattivo. “La silente epidemia cardiovascolare richiede con urgenza innovazioni supportate da evidenze scientifiche robuste e frutto di un impegno costante nel lungo periodo, - commenta Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata di MSD Italia. I risultati positivi dello studio di fase 3 CORALreef AddOn rafforzano il profilo clinico di enlicitide, consolidando quanto osservato negli studi precedenti e aprendo la strada alla soluzione orale potenzialmente più efficace per i pazienti che non raggiungono gli obiettivi terapeutici nonostante il trattamento con statine”.










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