Mortalità neonatale raddoppiata. Interventi chirurgici rimandati per assenza di anestetici ed elettricità. Malati di tumore costretti a rinviare chemio e radioterapia. Medici che non possono raggiungere gli ospedali. Bambini e donne incinte che non hanno accesso a esami medici di base, e neppure a un pasto decente. Avviene a Cuba, nel 2026, in quello che a lungo è stato considerato - a ragione - uno dei sistemi sanitari più avanzati al mondo.
Oggi questo apparato è in ginocchio, affossato dal blocco totale del carburante, imposto il 29 gennaio 2026 dall'amministrazione Trump. Quel giorno, con un ordine esecutivo, il Presidente degli Stati Uniti ha definito Cuba "una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale" degli USA e imposto sanzioni a qualunque Paese le fornisca petrolio.
Così, dopo lo stop degli invii di petrolio dal Venezuela, a inizio gennaio, si sono fermati anche quelli del Messico: l'obiettivo di Donald Trump è bloccare l'economia dell'isola, già affossata da quasi 60 anni di embargo economico. Senza più garanzie energetiche, le pressioni sul governo di Cuba hanno raggiunto un livello inedito: stanno paralizzando l'intera infrastruttura sanitaria e sociale del Paese.
La scienza italiana: l'indifferenza non è un'opzione
La situazione si trascina da mesi ma ha raggiunto nelle ultime settimane le proporzioni di un'emergenza gravissima. Lo ribadiscono operatori di varie aree della salute e i direttori di un gruppo di riviste scientifiche italiane (tra le quali anche Scienza in rete) che hanno inviato una lettera aperta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci, per chiedere l'invio a Cuba di una commissione italiana di tecnici della salute che possa documentare la situazione attuale. E mettere nero su bianco quali e quanti medicinali mancano, di quali dispositivi medici necessitano i cittadini cubani e che cosa serve di più, in modo da programmare interventi di aiuto mirati.
Le notizie dagli ospedali a Cuba
Senza più approvvigionamenti sicuri di carburante, e con la produzione di quello locale che copre non più del 40% totale del fabbisogno nazionale, i blackout sono continui, cibo e medicinali non sono garantiti e i trasporti sono paralizzati. Funziona non più del 20% dei servizi sanitari, gli ospedali più piccoli sono stati chiusi e i pazienti trasferiti. In quelli più grandi, solo alcuni reparti sono operativi, e con estreme difficoltà.
Alla 79esima Assemblea Mondiale della Sanità, conclusa il 23 maggio 2026, la vice‑ministra della salute di Cuba Tania Margarita Cruz Hernández ha detto, davanti ai delegati dell'OMS, che la mortalità neonatale a Cuba, un tempo tra le più basse in Occidente, è raddoppiata, raggiungendo il record di 9,9 per 1.000 nati vivi.
La sopravvivenza ai tumori infantili è scesa dall'85% al 65%, per la mancanza di farmaci essenziali, per gli interventi rimandati e per le difficoltà logistiche di recarsi nei giorni stabiliti in ospedale ad effettuare le terapie.
Oltre 100.387 persone, tra cui 12.000 bambini, sono in attesa di operazioni chirurgiche, rimandate per assenza di forniture e di garanzie di elettricità. Circa 34.000 donne in gravidanza hanno limitato accesso ad esami diagnostici, trasporti, apparecchiature elettriche per l'assistenza dei neonati, persino all'acqua - che il personale è costretto a trasportare su per le scale, dato che le pompe non funzionano. Molte non hanno un'alimentazione adeguata, perché le difficoltà nei trasporti rendono difficile reperire prodotti freschi, come verdure e carne.
Cinque milioni di persone a Cuba soffrono di malattie croniche che richiedono medicinali e forniture elettriche continui e sicuri. Ci sono 16.000 pazienti che hanno bisogno di radioterapia e 12.400 che necessitano di chemioterapia. Altri 3.000 pazienti con insufficienza renale dipendono dall'emodialisi, un trattamento di estrazione, filtraggio e reinfusione del sangue che richiede stabilità energetica.
Aumenta il rischio di infezioni
Le continue interruzioni di elettricità compromettono il corretto funzionamento dei sistemi di refrigerazione e di quelli idrici, con il rischio concreto di diffusione di malattie, contro le quali si può fare ben poco: l'industria biofarmaceutica cubana ha scarse materie prime a disposizione, e con il calo dei voli per la crisi energetica, anche i corridoi umanitari per far arrivare a Cuba forniture di medicinali sono ormai compromessi.
La pressione sanitaria come leva politica
Questo accesso negato alle cure è diventato - ha denunciato all'OMS la vice-ministro della salute cubana - un'arma geopolitica, che fa leva sulla sofferenza di milioni di persone. "Una violazione dei diritti umani fondamentali", contraria a ogni deontologia medica e a ogni trattato sui diritti inalienabili delle persone, specialmente perché colpisce l'essere umano in condizioni di massima vulnerabilità - malato, bambino, bisognoso di tutto.
Attivarsi e mantenere alta l'attenzione è urgente: tanto più che, ricordano gli scienziati che hanno firmato l'appello italiano - l'Italia ha un debito morale nei confronti dei medici di Cuba: a marzo 2020, nella fase più critica della pandemia di covid, quando il sistema sanitario al collasso era quello lombardo, una delegazione di 52 tra medici e infermieri cubani con esperienza in emergenze sanitarie arrivò nel nostro Paese per supportare i sanitari degli ospedali italiani.
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