"Se ritenessimo inutile la presenza miIitare nostra e dell'Onu, sono già pronti dispositivi per riportare in Italia i nostri militari". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto che, intervistato da Rtl 102.5, ha ribadito che sull'ipotesi del ritiro dei 1.300 militari italiani impegnati nella missione Unifil in Libano a cui partecipano anche 11mila stranieri, si deciderà "con le altre nazioni che sono lì con noi".
Prosegue intanto il trasferimento dei militari italiani dalle zone a rischio in Medio Oriente. "Lo abbiamo fatto - ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Rtl 102.5 - in questi giorni dall'Iraq, sempre in accordo con i nostri alleati e con gli americani per primi. Ne rimangono una ventina che probabilmente, se riusciamo, stanotte stiamo vedendo di spostarli in Giordania e stiamo aspettando l'ok delle forze di sicurezza irachene, perchè abbiamo bisogno di loro per spostare queste ultime persone".
Su Hormuz, il ministro ha spiegato che "una flotta europea sarebbe percepita come una flotta Nato, quindi come una flotta che entra in guerra a fianco degli Stati Uniti ed Israele. Invece la bandiera Onu va innalzata. Una flotta che metta insieme Europa, Cina, Asia, India e tutti i Paesi del mondo".
"Se dobbiamo fare un convoglio per mettere in sicurezza Hormuz dobbiamo coinvolgere, partendo dall'Onu anche per ridargli una vita una coalizione di tutte le nazioni in modo che Iran non lo veda come attacco - ha chiarito - Guterres è oggi al Consiglio europeo e mi auguro lo si convinca a percorrere questa strada e che tutti i leader europei si muovano in questo senso. Mi pare ci sia comunanza di intenti".
Poi ha parlato del rischio di terrorismo collegato alla guerra in Iran: "Attacchi diretti all'Italia da parte dell'Iran non sono in questo momento presi in considerazione. Il tema è invece il terrorismo. Le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per un atto di terrorismo. Sono dormienti da anni e collocati un po' in tutto il mondo. Questo è un problema più grosso".
E sul referendum ha chiosato: "Io ritengo che questo referendum renda molto più forte il singolo magistrato, lo renda più libero".
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