Così in un anno Kimi s'è preso la Mercedes. Strappandola a Russell

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Antonelli ha ribaltato le gerarchie rispetto al 2025: cinque trionfi, fiducia al top e una vettura cucita su di lui

Mario Salvini

Giornalista

11 giugno - 11:26 - MILANO

Per quattro anni George Russell ha avuto la faccia di uno arrivato a party finito. Quando il divertimento era ormai passato, goduto da altri. Sembrava deluso, ma nemmeno più di tanto. Perché aveva messo tutto in conto: la convivenza col pilota più vincente della storia, la fine di un ciclo tecnico, l’ascesa della Red Bull, il furore di Max Verstappen con cui spesso è stato tentato di fare a ruotate e il più delle volte ha deciso di soprassedere. Rimandando, sicuro che il suo momento sarebbe arrivato. Quest’anno, più che mai. Ne era certo, sapeva bene di avere dietro di sé lo squadrone che nel 2014 al precedente cambio epocale di regolamento ne era ripartito con un uno slancio e una performance inarrivabili per gli altri team. S’era trattato di aspettare, ma non invano. Aveva previsto tutto. Come sempre, fin da quando era bambino e aveva mandato a Toto Wolff una mail di autopresentazione piena di tempi, considerazioni, motivazioni per le quali la Mercedes avrebbe dovuto puntare su di lui. E quando poi il gran capo lo aveva mandato a chiamare, lui, ragazzino eppure serissimo, s’era presentato in giacca, cravatta e power point: la sua carriera pianificata racchiusa in un programma da presentare su uno schermo. Pensata e in effetti poi realizzata. Fino a questo inizio del 2026. Fino a che il party è in effetti ricominciato. Salvo scoprire che il re della festa non è lui. Che altri si divertono di più. Tutto aveva previsto, George Russell. Tutto tranne Kimi Antonelli.

Conti sbagliati

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Eppure stiamo parlando di uno che col citato pilota più vincente della storia, Hamilton, ha diviso il box per tre stagioni, facendo spesso meglio di lui, quasi mai davvero peggio. In quanto a punti complessivi Hamilton lo ha superato in volata e di un nulla: 697-695, ma in due campionati su tre George gli è arrivato davanti in classifica. Il testa a testa in gara è stato altrettanto equilibrato: 29-28 per George. Ben più netto quello in qualifica, 39-29, con l’impietoso 19-5 del 2024 a favore di Russell. Tutto questo per dire che non è lui, George, ad essere stato arrogante se ha pensato di poter tenere a bada Antonelli. È Kimi che è stato fin qui strepitoso. Tanto più che lo scorso anno non c’era stata battaglia, Russell aveva più che doppiato Antonelli: 319 a 150, e gli aveva dato 17-3 in gara e un ancor più schiacciante 21-3 in qualifica. Insomma si era agghindato per arrivare come il più elegante alla gran festa del 2026 dei nuovi motori e del dominio rinnovato. E adesso non si capacita di quanto sta accadendo.

considerazione

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Lo aveva certamente previsto che Kimi rispetto al 2025 di apprendistato sarebbe cresciuto, ma così no. E invece. Invece a Melbourne è cominciata con la vittoria in una doppietta, a riprova che i conti erano giusti: Mercedes superiore, gerarchia interna rispettata. Ma è stato un attimo. Come scrive Time nella motivazione per cui riporta Kimi nei 100 personaggi più influenti dello sport: "In questo 2026 non smette di vincere e di stabilire primati". Così che dal +7 del dopo GP d’Australia, Russell è passato all’attuale -66. Con il terribile tarlo di essere stato superato tanto brutalmente non solo in graduatoria, ma anche nelle considerazioni del team. La dimenticanza di domenica a Montecarlo, quando, durante il cambio gomme nessuno ha pensato di fargli scontare la penalità di 5” rimediata per eccesso di velocità in pitlane, è stata un brutto segnale. Costato un drive through, uno zero in classifica, avendolo precipitato dal possibile terzo al dodicesimo posto. E tanti dubbi. Da sommare all’amarezza patita al giro 55 del GP di Monaco, quando all’uscita dal tunnel s’è visto il compagno sfrecciare lì di fianco. Per doppiarlo.

sfortuna

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Dopo i primi successi di Kimi in Cina e Giappone, George parlava di restare "solo focalizzato su me stesso". Vanno messi nel bilancio fin qui deficitario anche una serie di sfortunati eventi: lo scarso – dal suo punto di vista - tempismo della Safety Car a Suzuka, il ritiro per una guasto mentre era in testa a Montreal, il disguido di Montecarlo. Nel frattempo però ha preso a dire che "la monoposto forse si adatta meglio a Kimi". A Monaco ha rincarato, riconoscendo che "l’intera stagione potrebbe diventare del tutto diversa da come l’aveva immaginata". Non per quanto intende arrendersi né assecondare come ineluttabile il trend degli ultimi 5 GP tutti del suo compagno-nemico. "Anche se tutto sembra contro - ha postato sui social - resto positivo e continuerò a lottare. Ogni singolo giorno!".

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