Con Hormuz persi 120 miliardi metri cubi di gas fino al 2030

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La guerra all'Iran ha già sottratto complessivamente 120 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (Gnl) nel mondo fino al 2030. Lo si legge nel tradizionale rendiconto trimestrale sul mercato del gas dell'Agenzia internazionale dell'energia, (Iea), che collabora con i governi di 32 paesi nel mondo. Le perdite dovute al conflitto valgono "circa il 15% delle forniture globali previste tra il 2026 e il 2030", con evidenti ripercussioni sul fronte delle forniture e dei prezzi del gas. Un quadro critico che, insieme al balzo segnato dai prezzi del greggio, ha indotto il governatore di Bankitalia Fabio Panetta a lanciare un allarme sul rischio di una "nuova impennata dei prezzi". Da qui l'attività di monitoraggio del consiglio direttivo della Banca centrale europea, che secondo Panetta "segue con grande attenzione l'evoluzione della situazione geopolitica". L'obiettivo dell'Eurotower è di "evitare che si riaccenda una spirale inflazionistica come quella che ha colpito tutti noi tra il 2021 e il 2023". Per scongiurarla il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini chiede uno scostamento di bilancio di "diversi miliardi" sottolineando che si tratta di "soldi ben spesi per evitare che l'Italia si fermi".

Del resto, secondo gli analisti dell'agenzia di rating S&P, le famiglie e le imprese europee "stanno già avvertendo la pressione sui prezzi causata dal conflitto in Medio Oriente, sebbene le perturbazioni dovute al conflitto non abbiano ancora provocato uno scenario simile alla crisi energetica del 2022". Tuttavia, chiosano gli stessi analisti, il rischio di carenza negli approvvigionamenti è "una possibilità remota per l'economia europea".

Il quadro si complica di giorno in giorno, ma l'Agenzia europea dell'energia intravvede uno spiraglio, grazie al possibile avvio di nuovi impianti di liquefazione del gas nel medio termine. L'impatto sulla crescita del mercato dell'energia è concentrato infatti tra il 2026 e il 2027, con una possibile coda lunga di altri 2 anni. L'agenzia sottolinea poi che il venir meno di circa il 20% delle forniture globali di Gnl ha creato un "clima di incertezza senza precedenti", con "improvvisi incrementi di prezzo nelle principali regioni importatrici". In poco tempo infatti la guerra in Iran ha invertito la fase di ribilanciamento del mercato che si era registrata nel corso della stagione invernale 2025-2026. Grazie alla "forte crescita delle forniture di Gnl, sostenuta dalla nuova capacità di liquefazione, in particolare nel Nord America" i prezzi del gas erano in calo. Proprio tra ottobre e febbraio l'Iea certifica una crescita del 12% su base annua del commercio globale di Gnl, con prezzi di riferimento in Europa e in Asia in ribasso del 25%. L'avvio del conflitto in Iran ha però cambiato "bruscamente" le condizioni di mercato in marzo, generando una "intensa volatilità" che ha riportato i prezzi del gas sui massimi dal gennaio del 2023 sia in Asia sia in Europa. La produzione di gas naturale liquefatto è scesa improvvisamente dell'8%, generando un effetto domino sulle forniture di Gnl soprattutto in aprile. L'Europa ha reagito di conseguenza, con un primo calo del 4% della domanda di gas già nel mese di marzo. Un calo legato soprattutto al minor consumo di gas per la produzione di energia. Il miglioramento delle condizioni climatiche ha incrementato infatti la capacità di generazione di energia da fonti rinnovabili.

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