Colbrelli: "Vincere la Roubaix fa la storia, Ganna credici. Domenica la guarderò per la prima volta..."

2 ore fa 1

L'ultimo italiano a vincere la Classica si è ritirato per problemi al cuore nel 2022: "Ci è voluto tempo per fare pace con quello che è successo, non ero più riuscito a guardare la corsa. Van der Poel il mio favorito, poi Pogacar. Il successo in Belgio la svolta per Pippo"

Ciro Scognamiglio

Giornalista

8 aprile - 11:06 - MILANO

Il destino ha voluto che domenica Sonny Colbrelli sarà a Capri – con l’ex pro’ Lello Ferrara, è il testimonial della prima edizione di una cronoscalata che si svolgerà sull’isola azzurra – e non alla Parigi-Roubaix, grazie alla quale nel 2021 aveva guadagnato l’immortalità sportiva con un trionfo indimenticabile, l’unico di un italiano in questo secolo all’Inferno del Nord. "Negli anni successivi non sono mai riuscito a guardarla in diretta, ma stavolta ho intenzione di farlo", rivela il bresciano, 36 anni, che si è dovuto ritirare l’anno dopo a causa dei noti problemi cardiaci. "Il tempo aiuta a guarire le ferite. Domenica, del Fiandre, non mi sono perso un chilometro", ammette mentre in sottofondo si sente la voce della primogenita Vittoria, 8 anni, che sta facendo i compiti.

Colbrelli, fa meno male adesso quanto le è accaduto?

"Diciamo che fa ancora male. O meglio, che mi sta stretto vedere gli ex compagni, o i corridori che hanno corso con me, combattere con i grandi campioni. Io non ho potuto più farlo".

Però diceva che questa edizione della Roubaix la seguirà? 

"Sì, anche perché si annuncia bellissima, come già la Sanremo e il Fiandre. Finora, avevo sempre guardato solo gli highlights".

Si può dire comunque che abbia fatto “pace” con quello che le è successo?

"Sì. Bisogna farlo, il tempo passa. Rimuginare e piangersi addosso serve a nulla".

È stato un processo graduale?

"All’inizio, pensavo che sarebbe stato più semplice. Che accadesse dall’oggi al domani, o quasi. Invece non è stato così, ci è voluto il tempo che ci è voluto. Però ora sto meglio".

È rimasto in contatto con Edoardo Bove, il calciatore che come il danese Eriksen è tornato a giocare all’estero dopo i problemi cardiaci?

"Sì, l’ho sentito. Gli ho fatto i complimenti, gli ho detto che sono davvero contento per questa sua nuova carriera". 

Torniamo alla Roubaix: resta la gara che l’ha fatta entrare nella storia?

"Non è esagerato dirlo. Posso farle un esempio?".

Prego.

"In mattinata ho visto, sui social, una storia pubblicata da Johan Museeuw, tre volte vincitore della Roubaix. Evidentemente aveva pedalato sul pavé con delle altre persone: poi è entrato nelle mitiche docce, al velodromo. E si è vista la targa con il mio nome. Ecco, cose così restano. Fanno capire quanto sia stato un giorno storico. In più, l’ho vinta al debutto in un giorno di fango e pioggia...".

Qual è il flash che più di tutti le è rimasto in testa? 

"Ricordo ogni cosa, dalla A alla zeta, dal risveglio a quando sono andato a dormire. Ho in mente soprattutto il momento in cui sono salito sul podio e c’era il trofeo, il pezzo di pavé, ad attendermi. Forse è stato l’istante in cui ho realizzato ciò che avevo fatto. Il compimento di un sogno".

Ci aveva detto che il trofeo era conservato a Livigno: è ancora così?

"Sì. Trofeo, maglia e bici ancora sporca di fango sono all’Aquagranda, un parco acquatico di cui sono testimonial".

Passiamo alla prossima edizione, la numero 123. Qual è la sua analisi?

"Sarà combattuta, come e più di sempre. Di livello stellare". 

Chi vede favorito? 

"Leggermente, Mathieu Van der Poel".

Ricordo ogni cosa, dal risveglio a quando sono andato a dormire. Ho in mente soprattutto il momento in cui sono salito sul podio e c’era il trofeo, il pezzo di pavé

Perché?

"Al Fiandre avevo detto Pogacar, perché il percorso gli si addice di più: sulle pendenze di Koppenberg, Vecchio Kwaremont e Paterberg va a nozze, infatti è così che è andata. Il tracciato della Roubaix, invece, è più nelle corde dell’olandese. Conta pure la motivazione di un traguardo speciale: nessuno ha mai vinto quattro volte consecutive".

Ganna arriva alla Roubaix dopo il successo nell’Attraverso Le Fiandre del primo aprile. Può essere una svolta per lui?

"Sì, perché vincere in Belgio non è come farlo altrove. Vuol dire sapere limare, essere sempre presente davanti, battere pure la sfortuna come nel suo caso, tra foratura e manubrio rotto. Nonostante i problemi tecnici, non ha mai perso la lucidità, è rimasto sempre concentrato sulla gara. Dunque, dopo Van der Poel e Pogacar uno come Filippo ci sta benissimo assieme a Van Aert e Pedersen. Mi sembra che abbia ben calibrato la preparazione. Ha fisico, potenza, insomma tutte le carte in regola per essere competitivo". 

Ha fatto bene a saltare il Fiandre?

"Se fossi stato in lui, l’avrei corso. Il pavé non è proprio identico a quello francese, ma sarebbe servito per raggiungere una confidenza ancora maggiore. Però negli ultimi anni il modo di avvicinarsi ai grandi appuntamenti è cambiato: la scelta ci può stare".

Colbrelli, adesso a che cosa si sta dedicando?

"Non sono più su una ammiraglia. Ho rilevato, con altri due soci, una attività a Salò: noleggio di bici, guida turistica, meccanico".

E in futuro come si vede? 

"Chissà che non possa ritornare a fare il direttore sportivo. L’ambizione, però, resta quella di creare una squadra giovanile. Il passato non si può cambiare ma la vita va avanti, e ci sono tante opportunità che bisogna sapere cogliere".

Leggi l’intero articolo