Claudio Santamaria, enduro e Idoli di MotoGP: "Paddock meraviglioso"

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L'attore romano torna al cinema con un film sul mondo della MotoGP. Santamaria si racconta, tra la passione per i motori sbocciata da ragazzino e l'emozione di vivere il paddock del Motomondiale come set per le riprese

Emanuele Bigi

29 marzo - 14:14 - MILANO

Claudio Santamaria è al cinema con Idoli – Fino all’ultima corsa, diretto da Mat Whitecross e interpretato anche da Óscar Casas e Ana Mena. "Sul mondo della MotoGP è il primo film" spiega l'attore. "È stato girato con il supporto di Dorna nelle tappe in Spagna, Italia, Stati Uniti e Giappone del campionato. I team ci hanno accettato e supportato anche con cambi di sceneggiatura grazie a suggerimenti di Gino Borsoi, Paolo Campinoti e altri". Per Santamaria il film è anche l'occasione per tornare a una passione di sempre: "A 12-13 anni ho imparato ad andare in motorino, sapevo smontare il carburatore e pulirlo". E poi la prima moto: "Una Honda XL250R (per viaggiare, ndr)". Con Idoli si è riacceso l'interesse dell'attore per le due ruote: "L'enduro mi piace moltissimo".

Quando è iniziata la passione per le due ruote?
​"Da ragazzino a 12-13 anni, quando ho imparato a guidare il motorino. Stavo sempre per strada, smanettavo con le marmitte; sapevo smontare e pulire il carburatore. Oggi c'è molta più elettronica ed è più complicato. Mi ha sempre affascinato il mondo dei motori".

Qual è stato il primo motorino?
​"Il Peugeot 105 di mio fratello. In realtà mi sentivo un po' sfigato perché gli amici avevano il Ciao o il Sì, che andavano di moda. Il Peugeot aveva comunque un suo fascino, era un po’ più elegante e aveva il tappo della benzina coperto da una specie di sportellino di plastica. Dopo ho avuto il Sì, l'Sh, una Honda XL250R enduro. La trovai per caso dal mio meccanico. Cercavo una moto per fare un viaggio in Croazia. Quando l'ho vista è partita subito. Era perfetta. Quando si è rotta la centralina sono stato costretto a buttarla. Non si trovavano i pezzi di ricambio. Dopo questo film però voglio ricomprarla".

Idoli è un film adrenalinico. Che rapporto ha con la velocità?
​"Da ragazzino, io e gli amici, correvamo. Eravamo degli incoscienti. La domenica i più grandi si sfidavano a chi si fermava con la moto lanciata più vicino al muro, e a volte qualcuno si faceva male. Non ho mai avuto la moto da corsa, l'ho sempre temuta, non perché fosse pericolosa, ma perché, per strada, spesso la tua incolumità dipende dagli altri. Una volta mi sono trovato davanti un'auto che ha fatto un'inversione a U all’improvviso. La moto si è piegata, io, per fortuna, sono rimasto illeso. Da quel giorno mi sono messo in allerta. Ho una grande passione per le auto e le moto, ma bisogna avere rispetto degli altri".

Avete girato il film su veri circuiti di MotoGP. Che sensazioni hai provato?
​"È stato meraviglioso girare durante le tappe del campionato. Abbiamo utilizzato i paddock veri. Abbiamo avuto il supporto di Dorna nelle tappe del MotoGP in Spagna, Italia, Stati Uniti e Giappone. I team ci hanno accettato e supportato anche con cambi di sceneggiatura grazie ai suggerimenti di Gino Borsoi, Paolo Campinoti e Mauro Grassilli del team Ducati. Questo aspetto è stato vitale per il film. Eravamo come dei bambini al circo".​

Hai una moto dei sogni?
​"La mia Honda XL250R rossa. Vorrei ricomprarla, ma questa volta 400 cc. L'altra moto dei sogni, che mi è sempre piaciuta, è la Husqvarna. L'enduro mi esalta e mi ricorda quella vacanza pazzesca in Croazia: vedevo un sentiero e mi ci infilavo dentro".

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