L'ex difensore non è stato inserito nell'Undici ideale dall'artista partenopeo Jorit: "L'autore è troppo giovane per aver vissuto quegli anni e si è fatto guidare dal risentimento. Ma io sono il più vincente della storia del club"
Alessandra Vaccaro
21 marzo - 14:50 - MILANO
“Sono Ciro Ferrara, napoletano di nascita e di sangue. Non serve aggiungere altro”, conclude così il lungo e commovente post Instagram l’ex difensore, nonché bandiera del Napoli. Ciro Ferrara ci ha tenuto ad esprimere via social tutta la propria delusione per l’esclusione dal murale di Jorit all’esterno dello stadio Diego Armando Maradona. La gigantografia che si erge, lato distinti, sulla facciata dell’impianto di Fuorigrotta, rappresenta l’Undici più significativo della storia del Napoli. Al centro, a presenziare (e non potrebbe essere altrimenti) Diego Armando Maradona, in compagnia di Dino Zoff, Kalidou Koulibaly, Giuseppe Bruscolotti, Faouzi Ghoulam, Ruud Krol, Antonio Juliano, Marek Hamsik, Dries Mertens, Careca, Edinson Cavani. Manca lui, il napoletano doc, il giocatore che più di tutti ha vinto con la maglia del Napoli. Ciro Ferrara, una vita in azzurro, fin dalle giovanili: 323 gare disputate con la maglia del Napoli, di cui 247 in serie A, condite da 12 gol, 47 in Coppa Italia con due reti segnate e 28 presenze nelle coppe europee, impreziosite da un gol pesantissimo.
napoli e diego
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Ciro Ferrara ha coronato il sogno da bambino, giocare per la squadra della propria città, a Napoli è rimasto per più di un decennio, dal 1982 al 1994. Difensore carismatico, ma corretto, valido sia tecnicamente che atleticamente, fastidioso per gli attaccanti avversari poiché estremamente versatile. Ciro ha fatto il suo esordio in azzurro ancora ragazzino, aveva 18 anni, quando indossò per la prima volta la maglia del Napoli, nell’allora San Paolo, contro la Juventus, il 5 maggio 1985. Alla sua prima stagione da protagonista, nel Napoli di Diego Armando Maradona vinse scudetto e Coppa Italia, era la stagione 1986/1987. Non furono le uniche soddisfazioni in azzurro per Ciro. Nel 1989, la conquista della Coppa Uefa, battendo in finale lo Stoccarda, anche grazie al suo gol del momentaneo 2-1. Quindi il successivo scudetto 1989-1990 e la Supercoppa italiana strappata alla Juventus. Era il Napoli di Diego Armando Maradona, che fin dal primo giorno offrì la propria benedizione e una sincera amicizia proprio al talento partenopeo. Il loro rapporto è stato viscerale, tanto che Ciro non perde occasione per ringraziare Diego con ogni mezzo, anche ora che non c’è più: “Una delle persone più significative della mia esistenza”, si legge sui social di Ferrara. Fu proprio dopo la cessione di Maradona nel 1991, che Ciro Ferrara fu insignito della fascia di capitano del Napoli, diventando di fatto anche una bandiera del club.
quel passaggio alla juve
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Alla luce dei trascorsi, dei trofei, delle proprie origini partenopee, del rapporto con la città e, perché no, del legame con Dios, probabilmente Ciro avrebbe meritato un posto nel murale “Napoli dream team”, magari proprio accanto al suo amico Diego. Ma è assente. Forse perchè in carriera ha militato solo in due squadre di serie A e la seconda è la Juventus. Nel 1994 per i problemi economici del club venne ceduto ai bianconeri per 9,4 miliardi di lire, che servirono a sanare (in parte) i problemi economici del Napoli. Se fosse stato il passaggio alla Juventus il motivo dell’esclusione, allora sarebbe dovuto essere assente anche Dino Zoff, protagonista del medesimo percorso di Ferrara. Certo a Ciro Ferrara, da napoletano, l’oblio fa male: “Mentirei se dicessi che non mi è dispiaciuto non essere stato inserito tra gli Undici ideali, anche perché sono un figlio di Napoli e sono il napoletano più vincente nella storia del Napoli. Mentirei anche se fingessi di non conoscerne il motivo reale, nonostante le supercazzole che sono state accampate. Per fortuna, e ne ho la prova, ci sono napoletani e tifosi realisti, che quell’epoca l’hanno vissuta e la ricordano bene, conoscono i fatti che portarono al mio trasferimento e sanno che non hanno mai significato un rifiuto della mia storia e delle mie origini”, si legge nel post Instagram che suona come una lettera a cuore aperto alla città di Napoli.
messaggio a jorit
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Ciro si lascia andare anche a una stoccata, neanche troppo velata, all’artista Jorit, che avrebbe scelto l’Undici più rappresentativo attraverso un sondaggio social. All’autore dell’opera ci tiene a precisare: “Se è vero che la decisione finale è stata presa dall’esecutore del murale, penso che si sia persa l’occasione di assumere uno sguardo puro, cioè non contaminato da condizionamenti soggettivi, che avrebbero davvero dato a quest’opera il respiro eterno a cui ambiva. Rimane, invece, un murale figlio del suo tempo e della mano del signor Ciro Cerullo nato nel 1990 che lo ha realizzato, troppo giovane per aver vissuto e compreso quegli anni e, che si è fatto sicuramente guidare dal sentito dire. Se la scelta di non rappresentarmi deriva, come credo, da un risentimento dei tifosi, mi consola il fatto che la parola risentimento abbia origine dalla parola sentimento, pur ferito”. La conclusione del post Instagram di Ciro Ferrara è da brividi: “Per quanto riguarda il mio di sentimento… chi non ricorda la scena di Stoccarda, in cui Diego mi abbracciava e spiegava a tutti che io quella vittoria la meritavo più di ogni altro per via del mio legame autentico con Napoli? Diego ha sempre saputo chi fossi e da dove arrivassi”. Probabilmente quella scena, quelle parole e quell’abbraccio con Diego varranno per Ciro Ferrara più della propria presenza nel murale che, se pur figlio della storia recente del Napoli, è orfano anche dei protagonisti degli ultimi due scudetti azzurri.












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