Che c'entra la cistite con la demenza?

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In età avanzata, infezioni batteriche gravi tanto da giustificare un ricovero in ospedale potrebbero essere collegate a un rischio aumentato di demenza. Lo rivela una ricerca dell'Università di Helsinki, in Finlandia, secondo la quale una migliore prevenzione, gestione e monitoraggio delle infezioni potrebbero avere l'effetto gradito di allontanare il rischio di declino cognitivo patologico. I risultati dello studio sono stati pubblicati su PLOS Medicine.

Già in passato ammalarsi di infezioni gravi era stato collegato a un aumento del rischio demenza, ma non era chiaro se, alla base di questa associazione, vi fossero malattie preesistenti che predispongono sia alla demenza sia a un rischio aumentato di infezioni. Secondo il nuovo studio, l'associazione tra infezioni e demenza sussiste in modo diretto e indipendente da altre possibili condizioni pregresse.

Il ruolo di cistite e altre infezioni batteriche

Gli scienziati hanno tratto da un database sanitario nazionale finlandese i dati di oltre 62 mila persone di 65 anni o più che avevano ricevuto una diagnosi di demenza tra 2017 e 2020, e di oltre 312 mila persone senza demenza corrispondenti per anno di nascita, sesso e periodo di follow-up, usati come soggetti di controllo. Dopo aver tenuto conto di vari elementi che possono pesare sul rischio di demenza, come livello di istruzione ricevuta, impiego, stato civile, area di residenza, i ricercatori hanno esaminato i dati sulle malattie trattate in ospedale che i partecipanti avevano incontrato nei 20 anni precedenti.

Hanno individuato 29 malattie di diversa natura (neurologiche, all'apparato digerente, cardiometaboliche, endocrine, ma anche lesioni, malattie oculari, disturbi mentali, e - appunto - anche infezioni batteriche), associate a un rischio più alto di almeno il 20% di sviluppare demenza nei 5 o 6 anni successivi, e si sono accorti che il 47% dei pazienti con diagnosi di demenza era incorso in almeno una di queste condizioni.

La maggior parte delle condizioni individuate aveva associazioni con la demenza facilmente "comprensibili", perché si trattava di patologie a carico del cuore o del cervello, ma due malattie sono saltate all'occhio perché atipiche. Si trattava di due infezioni batteriche: la cistite, un'infezione delle vie urinarie causata in genere da batteri come l'Escherichia coli, e di un'altra condizione, che comprendeva le infezioni batteriche in sedi non specificate.

L'associazione più forte tra rischio demenza e ricoveri ospedalieri si è avuta proprio per queste due condizioni. Non solo: quando i ricercatori hanno tenuto conto di tutte le altre 27 malattie non infettive correlate alla demenza, l'associazione tra infezioni batteriche e demenza è rimasta sostanzialmente invariata.

In altre parole, le infezioni rappresentavano un fattore di rischio a sé stante: meno di un settimo del rischio aggiuntivo di demenza dei ricoverati per cistite o altre infezioni batteriche era attribuibile a condizioni preesistenti.

Infiammazione deleteria

Un'altra parte dello studio ha rilevato che il collegamento tra infezioni e demenza risultava ancora più forte per coloro che hanno avuto una diagnosi di demenza precoce, cioè prima dei 65 anni. In questo caso l'associazione è emersa con cinque tipi di infezioni, inclusi polmonite e carie dentali. Ma cosa c'entrano le infezioni con la demenza? Un'ipotesi è che l'infiammazione sistemica che sorge in risposta alle infezioni possa provocare danni al sistema circolatorio del cervello, causando microscopici sanguinamenti o infiltrazioni di tossine capaci di oltrepassare la barriera sangue-cervello, la struttura che protegge il sistema nervoso da avvelenamenti e intossicazioni.

La ricerca non dimostra l'esistenza di una relazione diretta di causa-effetto tra infezioni e demenza, ma fa pensare che queste condizioni possano accelerare il declino cognitivo negli anni che precedono la diagnosi. Se vogliamo leggerla in positivo, un trattamento più serio e una maggiore prevenzione delle infezioni in età avanzata potrebbe avere benefici anche nella prevenzione delle demenze.

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