“Vita e pensieri di un arbitro” è stato presentato al Museo del Calcio di Coverciano alla presenza di Giancarlo Antognoni, capo delegazione della Nazionale Under 21 e campione del mondo nel 1982 e Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori
Paolo Casarin, 85 anni, sessanta dei quali dedicati al fischietto, ha raccontato la sua storia nel libro autobiografico “Vita e pensieri di un arbitro” che stasera è stato presentato al Museo del Calcio di Coverciano alla presenza di Giancarlo Antognoni, capo delegazione della Nazionale Under 21 e campione del mondo nel 1982 e Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori. A fare gli onori di casa Matteo Marani, presidente della Fondazione del Museo, oltre che della Serie C. Fra il pubblico l’attuale designatore Gianluca Rocchi.
passato e futuro
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Paolo Casarin è un fiume in piena quando racconta storie di vita e di calcio e perfino il mediatore dell’evento fatica a prendere la parola. L’ex arbitro racconta le emozioni “di entrare a San Siro, di fronte a 80mila spettatori, dove nel derby senti l’amore della gente per i giocatori e ti fa voler bene al calcio. L’arbitro deve essere competente ed educato. E non contare niente. Bisogna guardare anche al futuro e spero che ci siano ancora tanti giovani che faranno gli arbitri. Mi verrebbe voglia di occuparmi dei giovani fischietti”. Al suo fianco siede Giancarlo Antognoni che ha arbitrato nella gara del drammatico scontro con il portiere Martina: "Sono stato in tribunale per lui, perché non avevo punito abbastanza Martina. La regola però non prevedeva il provvedimento quando c'era l'involontarietà di uno scontro. Lo scontro fu terribile, ma il tribunale mi diede ragione. Poi andai alla Fifa chiedendo maggiore cautela ai portieri nelle uscite contro gli attaccanti. Così la regola è stata trasformata in seguito a quell’episodio. Antognoni voleva fargli passare il pallone sopra la testa, Martina lo colpì col ginocchio e io rimasi lì un quarto d'ora, senza sapere se fosse vivo o meno". E sul Var dice: “All'inizio il protocollo era limitato all’area di rigore per dare una mano, visto che non sempre l'arbitro di campo può vedere quello che vede chi è al Var e così è utile. Bisogna che siano sempre gli arbitri a decidere. L'arbitraggio è una roba degli uomini, non della tecnologia".
antognoni e martina
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Anche Giancarlo Antognoni racconta uno degli episodi più importanti della sua carriera: “Casarin è stato uno degli arbitri più importanti che veniva mandato a dirigere le partite più importanti. A me capitò nella gara in cui ho avuto lo scontro con Martina e non ricordo nulla di quello che accadde, forse doveva essere più severo nei confronti di Martina, l'unica cosa che posso imputargli è questa. Doveva almeno buttarlo fuori (ride, ndr)". E sull’attualità: “Se devo fare paragone fra gli arbitri di allora e quelli attuale, credo che prima fossero più rispettati anche da noi giocatori in campo e c'era un rapporto amichevole per non farli andare in difficoltà senza il nostro appoggio. Oggi è tutto diverso perché prevale la tecnologia. Var? Si va più forte e più veloce, ce n'è bisogno". Infine Renzo Ulivieri: “Casarin ha scritto questo libro che io avrei chiamato “Vita e pensieri di un arbitro gentile” perché lui questa gentilezza l’ha voluta portare”.










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