Carobbi: "Un’operazione al rene e non fui più lo stesso. Lo scherzo di Vialli per distrarre Vicini"

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L’ex terzino di Fiorentina e Milan: "Ho marcato Platini, ma Cerezo era imprendibile e Pagano un vero fastidio. In Under 21 Luca Vialli mise una bambola gonfiabile nel letto del ct"

Furio Zara

Collaboratore

4 marzo - 07:34 - MILANO

La chioma bionda simil-Thor offerta al vento, le gambe tornite, i muscoli che luccicano, un motore da un milione di cavalli, torpedine miccia e quell’aria spavalda di chi nel gelo ferroso di novembre gira in t-shirt: quando correva sulla fascia sinistra Stefano Carobbi era un temporale in arrivo. È stato uno dei migliori terzini sinistri degli anni 80, ma è capitato in un decennio dominato da due mostri sacri, Cabrini e Maldini, e oggi — all’altezza del rene — ha un taglio da 40 centimetri a dargli contezza di una ferita che trattiene un rimpianto. 

Carobbi, nella sua carriera c’è stato un prima e un dopo. 

"A 19 anni debutto in A con la Fiorentina, a 20 sono titolare nell’Under 21, a 22 mi opero al rene. Per tre campionati sono stato al top, avevo un altro passo. Dopo l’operazione, ho continuato a giocare per anni in Serie A, ho avuto una carriera che mi ha gratificato ma non sono stato più quello di prima: la forza fisica, che era la mia caratteristica principale, si era come silenziata". 

E prima di prima che cosa c’era stato? 

"Sono di Pistoia, babbo infermiere, mamma casalinga. Prima squadra Unione Sportiva Tempio, accanto al campetto c’era un cinema, dalle finestre si coglievano i riflessi del film sullo schermo. Poetico, no? Una scena da Nuovo Cinema Paradiso. Poi passo all’AC Pistoia, ci chiamavano Ac Pigliapere: beccavamo sette-otto gol a partita. A 14 anni però ero nelle giovanili della Fiorentina".

Dovevo fermare Maradona, andai da Eriksson a chiedergli: “Cosa devo fare?”. Lui mi rispose: “E che ne so io?

Stefano Carobbiprima di un Napoli-Fiorentina

La Fiorentina è stata la sua casa, ma lei nasce tifoso della Pistoiese. 

"Nel 1980 festeggiai la storica promozione in A: era la squadra del brasiliano Silvio Danuello, che tenerezza, non era proprio adatto al nostro calcio. La Pistoiese retrocesse ma si tolse la soddisfazione di vincere 2-1 a Firenze: quella domenica facevo il raccattapalle al Franchi". 

 Stefano Carobbi head coach of Florentia gestures during the Women Serie a Match between Florentia and Fiorentina  Women on December 2, 2018 in Florence, Italy.  (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Chi sono stati gli allenatori più importanti nella sua carriera? 

"Da un punto di vista tecnico Guerini e Sacchi, che mi allenava nella Primavera viola. Furono loro a cambiarmi ruolo, da ala destra a mediano, infine a terzino, a sinistra, pur essendo io destro: una novità per quei tempi. Da un punto di vista umano devo molto a Sergio Cervato, figura di riferimento nelle giovanili viola, e ad Aldo Agroppi, un uomo di rarissima sensibilità". 

Ha avuto il privilegio di giocare con un bel po’ di campioni. I migliori? 

"Baggio per distacco, lo metto al livello di Ronaldo il Fenomeno. Poi il mio idolo, Antognoni, una bandiera. Batistuta era devastante, eppure quando arrivò non riusciva a stoppare un pallone che fosse uno. Van Basten? Quando lo vidi nel ritiro del Milan sembravo un bambino il giorno di Natale. Un compagno che ha avuto poco dalla carriera è stato Giovanni Ceccarini, classe 1964 come me, siamo stati insieme a Firenze: poteva diventare il Van Basten italiano. E poi Vialli, con cui dividevo la camera nell’Under 21". 

Che tipo era Vialli? 

"Aveva un’energia che ti travolgeva. Senta qua: siamo con l’Under 21 a Goteborg, partita importante, il ct Vicini è teso. Luca mi prende, andiamo in centro città, ci infiliamo in un sexy shop e Luca compra una bambola gonfiabile. Poi la porta in ritiro, entra senza farsi vedere nella camera di Vicini e gliela piazza sotto le coperte, lasciando un bigliettino: 'Mister, si rilassi, che tanto domani vinciamo'". Nella sua foto profilo su Whatsapp lei salta di testa e sovrasta Platini. "Uno dei campionissimi che ho marcato, quando Fiorentina-Juventus era la partita più attesa".

Chi è stato l’avversario più complicato da marcare? 

"Toninho Cerezo. Ce l’avevi accanto, ti giravi, era sparito: senza palla il miglior giocatore del mondo. E Maradona, certo. Un giorno, all’intervallo di una partita, vado da Eriksson e gli faccio: 'Nun ce la fò a tenello, cosa devo fare?'. Lui mi guarda serio e poi risponde ridendo: 'E che ne so io?'. Uno che mi dava fastidio era Rocco Pagano del Pescara: un’ala sgusciante, tecnica da brasiliano". 

Toninho Cerezo in maglia Sampdoria

Lo sa che anche per Paolo Maldini Pagano è stato l’avversario più ostico? 

"Immagino, era davvero imprendibile. Con Paolo ci ho giocato, al Milan (ride). Giocato per modo di dire, 17 presenze in 2 anni, mi aveva voluto Sacchi per dare fiato a Tassotti sulla destra, ma fisicamente non stavo a posto". 

Ed è tornato a Firenze. 

"Un giorno sono a Milano, mi capita tra le mani una foto dove poso con la maglia della Fiorentina, con la fascia da capitano al braccio. Glielo giuro, mi sono messo a piangere (mentre parla si commuove davvero), così ho chiesto la cessione". 

A Firenze gioie nella prima parentesi, dolori al ritorno da Milano. 

"Anni nefasti, culminati con la retrocessione in B. Avevo un bruttissimo rapporto con Vittorio Cecchi Gori. Mi fece fuori dopo il famoso esonero di Radice, quando dopo una sconfitta al Franchi con l’Atalanta scese negli spogliatoi e cominciò a sbraitare contro Gigi e il vice Cazzaniga". 

Siamo al finale di carriera. 

"Un anno con la pubalgia a Lecce in A, poi ultima tappa a Poggibonsi, in C, ma non mi divertivo più. Oggi sono responsabile dello staff allenatori della Pistoiese. Alla fine ho ritrovato il colore dell’infanzia, l’arancione. Ho chiuso il cerchio. E sa quale è la cosa più bella? Sapere che la domenica il mio babbo Valerio, che ha 96 anni, indossa la maglia arancione numero 3, quella che io non ho mai vestito, e fa il tifo davanti alla televisione".

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