Caos sulla Russia alla Biennale, Giuli sfiducia la rappresentante del MiC, lei resiste

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Regna il caos alla Biennale di Venezia per la presenza della Russia alla 61/a Esposizione Internazionale d'Arte che si aprirà il 9 maggio 2026. Oggi il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto alla rappresentante del Mic nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, "di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia", perché "non ha avvisato né della possibile presenza della Russia né del suo voto favorevole".

Ma Gregoretti non cede alla richiesta e sottolinea: "Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell'autonomia dell'istituzione, in base a cui i componenti del Cda non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono".

Nei giorni infuocati delle polemiche interviene anche il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, che auspica "ci possa essere un ripensamento della Biennale sulla presenza del padiglione russo".

"Non ho mai detto che non aprirà. Sono d'accordo con il ministro Giuli: in quel padiglione, come in quello iraniano, non ci potrebbe essere espressione libera d'arte ma solo arte di Stato" spiega all'ANSA. Sulla "inopportuna presenza della Russia" a Venezia torna anche l'Unione Europea che dopo la lettera sottoscritta dai ministri di 22 paesi, compresa l'Ucraina, ora si dice "pronta a verificare se la Biennale ha violato l'accordo di sovvenzione".

Se così fosse "la Commissione sospende o risolve il contratto", spiega il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier, interpellato sui possibili prossimi passi di Bruxelles in relazione alla convenzione Ue di due milioni di euro con la Biennale.

"La figuraccia del governo sulla Biennale è un capolavoro d'arte" afferma il segretario di +Europa, Riccardo Magi. A sostegno dell'istituzione e del presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, scendono in campo Pd e M5s. "Con Giuli e Mollicone gestione caotica della Cultura" dice Irene Manzi, capogruppo dem in commissione Cultura alla Camera e incalza: "E' evidente che le parole di Mollicone finiscono per delegittimare il presidente della Biennale".

"Come noto siamo su posizioni politiche distanti da quelle di Buttafuoco, ma esprimiamo con convinzione sostegno alla sua azione, volta a includere in questa edizione tutti i Paesi, inclusa la Russia" rilanciano gli esponenti del M5s in commissione cultura. Matteo Salvini annuncia che a maggio sarà alla Biennale e sottolinea: "La cultura - così come lo sport - esprime un messaggio universale di unione. Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso".

E l'ex governatore e presidente del Consiglio regionale Veneto Luca Zaia afferma: "Si condanna la guerra ma non si censura la cultura". Buttafuoco tace. La posizione resta quella espressa alla presentazione del Padiglione Italiano, il 10 marzo, quando il presidente della Biennale ha rivendicato "l'autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della Fondazione".

Anche la Biennale nei giorni scorsi aveva ricordato che "sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre, con semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia".

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