Il niet dell'Ue è lo stesso di aprile e spegne sul nascere l'ipotesi di una tassa comune sugli extraprofitti. Bruxelles non prepara un prelievo comune e rinvia l'iniziativa alle capitali, libere di intervenire con gli strumenti nazionali nel rispetto delle regole comuni. Una linea che gela la richiesta sottoscritta da Roma e Berlino - insieme ad altri quattro partner - e, per contrappasso, offre a Elly Schlein l'assist per il secondo attacco al governo nel giro di ventiquattro ore.
Dentro alla maggioranza però riaffiorano i distinguo, con Antonio Tajani che torna a ribadire il limite invalicabile di Forza Italia: l'extraprofitto "non esiste in diritto" e la tassa resta fuori dal perimetro azzurro. Porta aperta, invece, a un eventuale contributo concordato con i petrolieri. Nell'immediato, però, con la mini-proroga in scadenza il 26 agosto, il governo valuta i prossimi passi. Per ora, riferisce dal Meeting di Rimini il ministro Gilberto Pichetto, non sono all'orizzonte cdm straordinari. Prorogare lo sconto generalizzato costa circa un miliardo al mese: "La matematica è matematica", chiosa il ministro. Si studiano così aiuti più mirati, con un occhio alle coperture e l'altro allo Stretto di Hormuz.
"La tassazione degli extraprofitti è di competenza dei Paesi membri", chiarisce una portavoce della Commissione europea, restando nel solco tracciato in primavera nel piano AccelerateEU contro il caro energia. Di fatto, una nuova chiusura all'intervento comune chiesto già allora da Italia, Germania, Austria, Portogallo e Spagna, alle quali nei giorni scorsi si è aggiunta la Polonia. I Ventisette, ricorda l'esecutivo di Ursula von der Leyen, "possono già avvalersi dei propri poteri fiscali nazionali" e, se lo desiderano, tassare gli extraprofitti nel rispetto del diritto Ue.
Bruxelles resterà nella sua parte di campo, offrendo "assistenza e buone prassi" e vigilando sugli effetti nel mercato unico. Parole dopo le quali - coglie subito la palla al balzo Schlein - "Meloni e Giorgetti non hanno alibi". Devono "darsi una mossa e agire" davanti a una crisi che "colpisce duramente famiglie e imprese", attacca la segretaria dem, a cui segue la voce di Carlo Calenda, che torna a proporre di finanziare un taglio strutturale delle accise sui carburanti aumentando quelle su tabacco, superalcolici e gioco. Se non si fa, accusa il leader di Azione, è per il "grado di controllo" che monopoli pubblici e grandi produttori esercitano sulla politica italiana. "Il resto è cinema".
Ma sul prelievo nazionale il centrodestra non parla con una voce sola, tra il sostegno della Lega di Matteo Salvini e il muro di Forza Italia. Gli extraprofitti, scandisce Tajani, sono un concetto "caro alla sinistra", figlio di una cultura "anti-industriale, anti-impresa, contro il mercato". Per gli azzurri, dunque, cambia la via ma non necessariamente il conto da presentare ai big dell'energia. "Si può fare tutto", purché sia "sempre concordato", spiega il vicepremier, citando Eni e Claudio Descalzi, "non certamente contrario a trovare delle soluzioni". Il modello è quello già seguito con banche e assicurazioni: "Con le compagnie petrolifere si può dialogare" per arrivare a un contributo capace di "aiutare anche la nostra economia".
Sul breve, però, l'urgenza resta alla pompa, con la benzina self ancora sopra i 2 euro al litro e il gasolio a 2,131, mentre in autostrada si sale rispettivamente a 2,088 e 2,204 euro. "Valuteremo cosa fare nelle prossime ore", assicura Pichetto, nell'unica certezza che a pagare le accise non sarà comunque la flessibilità energetica Ue dalle maglie del Patto di stabilità, che Roma chiederà "entro metà settembre". Quelle risorse andranno a rinnovabili, reti, edifici pubblici. E, se Bruxelles darà spazio, reattori modulari. Un fronte su cui il titolare del Mase intende accelerare con la delega attesa al Senato a metà settembre, i decreti entro l'anno e il ritorno alla produzione dalla metà del prossimo decennio.
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