(di Claudia Fascia)
"Mi sono sempre fidato di quello che
il destino ha preparato per me". Inizia con queste parole del
tenore fuori campo il documentario Andrea Bocelli - Because I
Believe, in prima visione su Sky Documentaries il 5 aprile alle
21.15 e in streaming su Now.
Un ritratto intimo e inedito dell'artista, che offre allo
spettatore uno sguardo sulla sua quotidianità in casa, durante
le riunioni di lavoro, accanto alla moglie e alla terza figlia
Virginia, ma anche sul palco delle Terme di Caracalla e del
Madison Square Garden di New York. In mezzo oltre 60 anni di
vita, dall'affetto e dalla tenacia dei suoi genitori al collegio
per non vedenti in Emilia Romagna dove con dolore per il
distacco dai suoi affetti fu mandato all'età di 10 anni.
Una carriera e un successo, ottenuto dopo i 30 anni ma di
portata mondiale, forse inaspettato ma travolgente. E raccontato
per la prima volta in prima persona da Bocelli.
Realizzato dalla documentarista Cosima Spender, il film segue
Bocelli oltre il palcoscenico, rivelando un artista rigoroso e
un uomo di famiglia profondamente devoto, animato da una
passione incrollabile per la vita e per la musica. "Da ragazzo
sognavo di poter vivere con la musica. E il sogno più grande era
essere accompagnato da un'orchestra: la realtà ha superato i
sogni", racconta quasi stupito a sua volta, sempre affiancato
dall'inseparabile moglie Veronica. "La musicalità è cresciuta
con me, come le mie gambe, come le mie braccia". Perché
nonostante la perdita della vista ancora bambino, Bocelli ha
dedicato la sua esistenza alla musica (e agli amati cavalli).
Una passione, racconta, nata quando ancora neonato smetteva
di piangere quando sentiva partire il giradischi, meglio se sul
piatto mettevano un disco di opera lirica ("La lirica si
avvicina al sublime").
Complice un attaccamento viscerale alla sua terra, la Toscana
("Sono legato al mio territorio, ma soprattutto alla mia lingua.
Quando sono in giro per il mondo la cosa che mi pesa di più è
parlare in lingue che non sono la mia"), e la volontà di non
spostarsi a Milano o a Roma, il successo non è scontato.
Dopo anni trascorsi ad esibirsi nei piano bar, la sua
carriera ebbe una svolta decisiva grazie a Zucchero che ascoltò
un suo demo. Lo chiamò per il provino di Miserere poi inciso da
Luciano Pavarotti. Ma fu lui ad affiancare il bluesman durante
il tour. E da lì ebbe inizio la favola: arrivò Sanremo, i dischi
d'oro, i numeri uno in classifica anche all'estero. Prima in
Europa e poi negli Stati Uniti. Il successo planetario di "Time
to Say Goodbye" (versione adattata in inglese di Con te Partirò,
rano con cui avrà sempre un rapporto conflittuale), in duetto
con Sarah Brightman lo proiettò nell'empireo delle star
internazionali. Bocelli ha così calcato i palcoscenici più
prestigiosi del mondo e collaborato con artisti del calibro di
Céline Dion, Jennifer Lopez e Dua Lipa. "Il successo è iniziato
quando per tanti finisce", è la sua lucida analisi.
Attraverso interviste (Zucchero e Caterina Caselli, in
particolare, che furono artefici della scoperta dell'artista),
materiali d'archivio, performance rare e momenti informali
condivisi con famiglia e amici, Andrea Bocelli - Because I
Believe celebra la voce e l'uomo che continua a emozionare
milioni di ascoltatori in tutto il mondo. "La musica mi ha
aiutato a vivere bene, a far bella la mia vita", ammette. E non
c'è motivo di non credergli.
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