Il Maestro si esibirà all'Azteca prima del match di esordio: "Mi dispiace che l'Italia non ci sia, vorrei un ct che avesse il coraggio di puntare sui giovani. Baldini l'ha fatto, e con un Pio Esposito così..."
Andrea Bocelli ha aperto nella notte a Città del Messico il “Fifa countdown concert” e stasera si esibirà allo stadio Azteca prima del match inaugurale cantando “DNA”, l’inno ufficiale del Mondiale firmato con David Guetta, Megan Thee Stallion ed EJAE. Per il Maestro, che si è già esibito ai Giochi di Milano Cortina e al sorteggio di questo torneo, è sempre una grande emozione. "Sì, un privilegio. Un Mondiale ha la rara capacità di radunare milioni di persone che si ritrovano a sperare nello stesso istante, vicine anche a sconosciuti dall’altra parte del mondo, e mi piace molto che una festa così grande cominci con la musica: il torneo e il canto nascono dallo stesso desiderio di incontrarsi. Una partita trasforma la rivalità in un gioco dove, al posto delle armi, corre un pallone, e la musica le somiglia. È un modo bello e coerente per dire che possiamo stare vicini e provare a costruire la pace".
Ha interpretato “Nelle tue mani”.
"È una pagina che amo, la versione che proposi nel mio album 'Cinema' del tema che il grande Hans Zimmer scrisse per il finale de 'Il Gladiatore'. L’ho scelta perché in quelle note ho sempre sentito qualcosa che mi commuove anche nello sport, il coraggio di chi non si arrende quando la sorte gli volta le spalle e fa di una caduta il punto da cui ripartire".
Quanto le dispiace non ci sia l’Italia?
"Dispiace, a me come a tutti, perché il calcio è parte del nostro costume e un tassello della cultura nazionale, e un’ulteriore esclusione pesa, soprattutto sui tifosi, a cui una gioia così manca da troppo tempo. Eppure una mancata qualificazione, come quasi tutti i fallimenti, può diventare lo spunto per una riflessione utile e costruttiva, se la si accoglie con onestà. La nostra tradizione resta un patrimonio prezioso, e quando lo si coltiva con pazienza e competenza i frutti tornano".
Come può uscire il calcio da questa crisi?
"Credo che la ripresa cominci prima nella testa che sul campo. Sarebbe bello se questa sconfitta ci spingesse a sentirci affratellati e orgogliosi del nostro Paese anche quando la Nazionale non brilla. Un sano patriottismo è un investimento a lungo raggio, per costruire in futuro una squadra capace di vincere. Poi vengono le cose concrete, il tempo, la continuità, la fiducia nei giovani e una direzione stabile".
Un ct per la Nazionale?
"Mi auguro solo che venga affidata a chi ha il coraggio di puntare sui giovani e di costruire nel tempo, con idee chiare e la pazienza necessaria a vederle maturare".
Ha seguito gli esperimenti di Silvio Baldini?
"Sì, e con piacere. Schierare tanti giovani provenienti dall’Under 21 è una scelta coraggiosa, perché ai ragazzi lo spazio si dà mandandoli in campo. E le due vittorie, firmate da un attaccante dell’Inter come Pio Esposito, dicono che i giovani da cui ripartire ci sono, basta avere la pazienza di puntarci".
Passiamo alla sua Inter.
"Vincere lo scudetto con tre giornate d’anticipo e poi la Coppa Italia è stato un dono che ho vissuto con grande gioia. Di questa squadra mi ha sorpreso la continuità: ha tenuto lo stesso ritmo per tutta la stagione, senza perdersi quando le cose si sono complicate. Dietro c’è una solidità che viene dal gruppo e dal lavoro di tutti i giorni, e non sono cose che si improvvisano".
Chivu è stato importante?
"Moltissimo. A stagione in corso dicevo che a Chivu si doveva dare tempo e che non gli si potevano chiedere miracoli; lui ha fatto molto di più, vincendo al primo tentativo, da uomo che quella maglia l’ha onorata anche da giocatore, nell’anno del Triplete. Ha unito autorevolezza e misura e si è visto sul campo".
Il giocatore chiave?
"Fatico a sceglierne uno. Di certo il peso del capitano, Lautaro Martinez, con i suoi gol, è stato enorme. In una squadra che vince, però, il merito resta di tutti".
L’anno che verrà potrebbe essere quello della Champions?
"Da interista, naturalmente, ci spero. Nel calcio, come a teatro, un primo atto può indirizzare la storia ma non ne decide l’esito. Serviranno lucidità e pazienza, e la consapevolezza che un traguardo così si costruisce passo dopo passo. Io resto ottimista".
Da interista spero che l'anno prossimo sia quello buono per vincere la Champions
Andrea Bocelli
Prima della Coppa Italia a Roma è andato a trovare la squadra in hotel, come sono questi ragazzi?
"Semplici e seri, più di quanto talvolta si immagini da fuori. Mi sono fermato un poco con tutti e mi ha colpito la serenità con cui vivevano l’attesa di una finale, e la gentilezza con cui mi hanno accolto".
Nello stesso giorno ha fatto visita a Sinner.
"Ci lega una sincera amicizia. Jannik è un giovane amico che ammiro profondamente e abbiamo anche condiviso un progetto musicale, 'Polvere e Gloria', nato proprio dal piacere di fare qualcosa insieme. Trovare il tempo di salutarci, quel giorno, è stata una gioia. Di lui mi piace soprattutto la compostezza. In un ragazzo così giovane colpiscono la calma con cui affronta le pressioni più grandi e l’umiltà con cui continua a migliorarsi. Sono qualità che, nello sport come nella vita, contano quanto il talento. A Parigi non è andata bene e dispiace, ma sull’erba avrà presto modo di rifarsi, ne sono certo".
Abbiamo un grandissimo giovane italiano anche in Formula 1, Kimi Antonelli.
"Lo seguo con simpatia. Il fatto che primeggi, a diciannove anni, nel Mondiale, è motivo d’orgoglio per tutti noi e conferma che l’Italia sa ancora produrre eccellenze. A lui auguro di restare con i piedi per terra, perché è da lì che i campioni costruiscono le carriere più lunghe".
Per chiudere, esprima un desiderio sportivo...
"Auguro a chi scenderà in campo, e a chiunque ci ascolterà portando dentro di sé una prova difficile, di trovare la forza di giocare fino in fondo la propria partita, e di vincerla. E mi auguro che un po’ della gioia condivisa di queste settimane resti con noi anche quando il pallone si sarà fermato".










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