L'allenatore mette i suoi al riparo dalle influenze esterne causate dalla pessima prova con la Fiorentina: niente ritiro ma isolamento
Ben venga l'energia in vista di un derby, ci mancherebbe, ma se è troppa rischia di causare un sovraccarico nel sistema nervoso della Juventus. Il problema, per la Signora, è che dopo la sconfitta contro la Fiorentina tutto l'ambiente bianconero si è caricato di una potentissima tensione elettrica e ora tocca a Luciano Spalletti indossare i guanti da lavoro ed evitare che qualcuno si prenda la scossa. Anzi, per quanto possibile questa tensione va trasformata in energia motivazionale da incanalare nella partita contro il Torino di domenica sera (ore 20.45) e tutta quella in eccedenza va lasciata fuori dal gruppo squadra, che deve concentrarsi solamente sul campo per scongiurare il rischio di ritrovarsi lunedì mattina con i postumi dell’ennesima occasione sprecata.
attenzione, alto voltaggio
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Ovviamente, è stata la pessima prestazione dell'Allianz Stadium a scatenare l'alta tensione attorno alla Signora e nell'immediato dopo partita nemmeno lo stesso Spalletti ne è stato immune, comprensibilmente "distrutto" da una serata che non si sarebbe mai aspettato. Si è sfogato, ma ha anche provato a incentrare su di sé le responsabilità della batosta. Dallo stadio l'energia negativa si è poi propagata fino alla Continassa investendo tutto l'organigramma societario, perché se davvero la Juventus finisse la Serie A con un piazzamento peggiore rispetto all'ultimo biennio, nessuno potrebbe assentarsi nel momento della distribuzione delle colpe, dall'amministratore delegato Damien Comolli in giù. Ma il corto circuito che si vuole evitare nel derby della Mole era probabilmente cominciato già in campo contro la Viola – se non prima – e qualche fotogramma della sfida alla Fiorentina lo ha testimoniato: il litigio tra Manuel Locatelli e Dusan Vlahovic, multati dal club, è chiaro sintomo di una serenità svanita. Adesso, però, la serenità va ritrovata il più in fretta possibile e tocca a Spalletti l’arduo compito.
nel fortino
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Luciano ha furbescamente scelto l'isolamento: lo ha fatto per proteggere i calciatori da queste energie negative, certo, ma anche per richiamarli alle loro responsabilità di campo senza esporli ulteriormente ai giudizi esterni. Già nella conferenza stampa post-Fiorentina l'allenatore aveva individuato questa strategia, respingendo però l'ipotesi di un ritiro 'punitivo' per i suoi calciatori: "Perché volete mandarci in ritiro? Io vedo dei ragazzi che sono distrutti per questo risultato. Il ritiro è quello della prigione mentale dopo questo risultato qui. Non si va a far niente. Si dice la partita della vita, della stagione: bisogna togliere questi sovraccarichi. Non si può essere ridimensionati dal fatto che loro giochino liberi e noi diventiamo più piccoli di quelli che siamo. Sotto l'aspetto della lucidità, della personalità, del carattere, dell'essere un professionista di livello c'è ancora da fare dei passi in avanti, da tornare a scuola. Siamo tutti i giorni in ritiro, pensiamo sempre a dare soddisfazioni ai tifosi". Tanti indizi, concetti precisi: niente punizioni, attenzione ai sovraccarichi e miglioramenti necessari su personalità e carattere, ciò che troppo spesso rende la Signora più piccola di quello che potrebbe essere. E allora ecco che dopo il giorno libero concesso martedì, è cominciato l'avvicinamento alla sfida in casa del Torino proprio con l'intenzione di raccogliere energie e idee e trasformare negatività, rabbia e delusione in sudore sui campi della Continassa: serve quindi evitare quel "sovraccarico" metaforicamente evocato dallo stesso allenatore. La Juventus non ha più il suo destino tra le mani, ma deve fare di tutto per riversare sulla concorrenza tutta quella pressione.









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