La proteina tau è una sostanza fondamentale per il normale funzionamento dei neuroni. Quando non funziona più correttamente, forma dei grovigli che si depositano all'interno dei neuroni e che provocano la morte cellulare.
La diffusione di grovigli di proteina tau (grovigli neurofibrillari) nel cervello è caratteristica della malattia di Alzheimer. La rileva l'esame PET (Tomografia a Emissione di Positroni), che utilizza un radiofarmaco contenente una molecola in grado di legarsi a questa proteina, e di illuminarsi come una lampadina quando la trova.
Ora, un nuovo tracciante da usare nella PET ha dimostrato di saper trovare i grovigli di tau due volte più spesso rispetto al tracciante "standard", comunemente usato, e di saperlo fare anche in pazienti che ancora non hanno manifestato sintomi. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista medica Lancet.
Alzheimer: la diffusione della tau conta
I risultati dello studio sono interessanti perché l'accumulo di grovigli di proteina tau è il parametro biologico più strettamente legato ai sintomi di malattia di Alzheimer e al declino cognitivo - anche futuro. Se, infatti, molte delle persone che presentano nel cervello depositi di un'altra proteina - la beta-amiloide - poi non sviluppano l'Alzheimer, la presenza dei grovigli neurofibrillari insieme alle placche amiloidi sembra maggiormente associata a un ambiente cerebrale in cui si diffonderà la malattia di Alzheimer.
Dunque, saper rilevare la proteina tau in più persone e in anticipo sui sintomi potrebbe aiutare, da un lato, a intervenire più prontamente con trattamenti farmacologici anti-amiloidi (gli unici al momento disponibili) là dove necessario; dall'altro, ad evitare rischiosi e costosi trattamenti nelle persone che più difficilmente svilupperanno Alzheimer, anche in presenza di depositi amiloidi.
Traccianti a confronto
Gli scienziati dell'Università di Pittsburgh hanno confrontato in 682 pazienti l'efficacia di due traccianti: uno usato per la tau-PET standard (l'esame PET che discrimina i pazienti Alzheimer da quelli non Alzheimer), chiamato Flortaucipir, e un altro utilizzato finora soltanto in test clinici, e non ancora approvato dalla FDA, il MK6240.
I pazienti sono stati sottoposti a due esami PET, uno con un tracciante e uno con l'altro. Un altro esame ha indagato la presenza di proteina beta-amiloide, e i pazienti hanno anche completato valutazioni cognitive: il tutto, in una finestra di tempo di 45 giorni, così che si avesse una fotografia della malattia in uno stesso, preciso momento.
Il nuovo tracciante ha rilevato la positività alla tau più spesso di quello standard, sia nei pazienti senza sintomi riconoscibili di Alzheimer, sia in quelli con sintomi, che più spesso ricorrono a questo tipo di valutazione medica.
Nei soggetti senza deficit cognitivi, il tracciante MK6240 ha individuato due volte più casi con grovigli di tau del tracciante standard, l'equivalente di 23 casi in più ogni 100 esaminati. Tra i pazienti con deterioramento cognitivo, il nuovo tracciante ha rilevato 15 casi in più di declino cognitivo lieve e 21 casi in più di demenza ogni 100 persone esaminate.
La scelta dei traccianti da usare per l'esame PET, un metodo non invasivo per rintracciare la malattia di Alzheimer, può influire su chi risulterà positivo e influenzare chi sarà ritenuto idoneo a trattamenti farmacologici: per chi si occupa di Alzheimer in ambito clinico, è una conclusione rilevante, che avrà ripercussioni pratiche.












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