Bastoni, Gigio, Barella e... c'è una generazione di azzurri che potrebbe non vedere mai un Mondiale

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Non erano in Brasile nel 2014, hanno vissuto due o tre eliminazioni e da leader hanno deluso. E se il 2030 per loro fosse troppo lontano?

Luca Bianchin

Giornalista

1 aprile - 18:07 - MILANO

La generazione dei senza-Mondiale ha la faccia da ragazzi italiani, un po' nervosi quando conta, bravi calciatori ma quasi tutti non fenomenali, in ogni caso non dei leader: Gigio Donnarumma, Nicolò Barella, Alessandro Bastoni, Federico Dimarco, Manuel Locatelli. Tutti nati negli anni Novanta. Tutti troppo giovani per partecipare al Mondiale 2014, l'ultimo con l'Italia, quando i più giovani erano De Sciglio (poi ridimensionatissimo), Perin (da anni un dodici) e Verratti, l'unico che a Zenica ha rischiato di esserci. Soprattutto, tutti a rischio di vivere una carriera senza un Mondiale. L'Italia lo ha mancato nel 2018, nel 2022 e nel 2026. Nel 2030 i nati nell'altro secolo saranno Over 30 e chissà. Chissà se saranno ancora ad alto livello, chissà se verranno convocati dai prossimi c.t., chissà se l'Italia si qualificherà.

DONNARUMMA

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Gigio Donnarumma è il caso più clamoroso. Gigio è un top mondiale, lui sì, e ha vissuto tutte le tragedie in prima fila. Nel 2018, contro la Svezia, era la riserva di Buffon. Nel 2022 e ieri sera, era in campo. Negli anni è diventato capitano della Nazionale, ha vinto un Europeo da marziano e miglior giocatore ma il Mondiale resta una maledizione. Una maledizione così forte che, per una volta, gli ha tolto i superpoteri sui rigori, da sempre la prima specialità della casa. La Bosnia non cambia nulla sulla valutazione del portiere - nei 120 minuti, è stato come sempre tra i migliori, se non il migliore - ma vira al grigio una carriera azzurra senza mezzi termini: un 2021 leggendario in mezzo a tanti shock, cominciati il giorno in cui andò all'Europeo Under 21 da predestinato e si vide lanciare addosso banconote posticce dai tifosi del Milan, irritati per il mancato rinnovo. Quei Dollarumma, da qualche parte, sono ancora in vendita online.

BASTONI, BARELLA, DIMARCO

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Bastoni, Barella e Dimarco sono i suoi fratelli d'Italia: sono tutti nati tra il 1997 e il 1999, giocano insieme all'Inter e in Nazionale. La loro storia in azzurro è più recente. Contro la Svezia non c'erano, Bastoni e Barella erano in campo contro la Macedonia mentre Dimarco no, avrebbe esordito in azzurro soltanto tre mesi dopo. In questi giorni sono al centro delle critiche e si capisce: assieme a Tonali (nato nel 2000, appena oltre lo scollinamento al nuovo secolo), sono il simbolo della generazione reggente, degli uomini-non-più-ragazzi che hanno provato a tenere in mano questa Italia. Soprattutto per Bastoni, il cambiamento di prospettiva è forte. A maggio 2022, un'eliminazione fa, Giorgio Chiellini si ritirava indicandolo come erede: "L'Italia con lui può dormire sonni tranquilli". Quattro anni dopo, Bastoni viene fischiato per una simulazione (quanto si è infuriato Chiellini quella volta...) e in Nazionale si è fatto espellere per aver gestito male una situazione in difesa, errore che il Chiello mai avrebbe commesso. Assieme a loro, giusto citare Manuel Locatelli, juventino e non interista, un '98 che come loro ha deluso al momento di salire da emergente senza pensieri - come nell'ottimo Euro 2021 - a perno del centrocampo dell'Italia. 

a fine corsa: spinazzola, politano e...

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Quante chance hanno di esserci nel 2030, nel Mondiale tra Spagna, Marocco e Portogallo? Sulla carta, molte. Bastoni è in sospeso tra Inter e Barcellona... e comunque vada, non è un brutto vivere. Dimarco a sinistra lascia incognite atletiche, vede arrivare alternative giovani (Ahanor, Bartesaghi) ma sta vivendo una stagione offensivamente esagerata, da 14 assist in Serie A. Barella forse è l'interrogativo più grande perché da 10 anni dà tutto e di più per 40-50 partite a stagione. Sembra stanco, forse bisognoso di un cambio di orizzonti. Peggio di loro se la passano i pochi Over 30 di questa Italia, per cui Spagna, Marocco e Portogallo sono un miraggio lontano. Spinazzola ieri sera lo ha detto chiaro: "Sicuramente per me questa era l’ultima chance per andare a un Mondiale". Gli resterà quel grande Europeo del 2021, tra gioia per la coppa e dolore per l'infortunio. Assieme a lui, molto difficile rivedere tra quattro anni Bryan Cristante e Matteo Politano, mentre restano dubbi su due ventinovenni del gruppo di Zenica: Gianluca Mancini e soprattutto Alex Meret, che ora non gioca nemmeno al Napoli. Carnesecchi e Caprile, che già sono consapevoli di vivere una vita da vice-Donnarumma, lo guardano un po' così, come dire "Alex, con tutto il rispetto, da domani quel posto è mio".

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