Lo stadio dei White Sox, la squadra amata dal Pontefice, ha vissuto una notte storica per lo sport americano: sacro e profano, tifo e religione, si sono mischiati. E tutto è partito con un lancio... divino
Sacro e profano, mitra e cappellino, fuoricampo e preghiere. Dicono che il baseball sia la vera religione d'America, ma nessuno avrebbe mai pensato di arrivare a questo punto: quasi 40 mila “Papi” hanno riempito il Rate Field, chiesa di Chicago consacrata al gioco, per celebrare il tifoso più famoso dei White Sox. Non Barack Obama, l'ex presidente e grande sostenitore della franchigia, ma quello che vive a Roma e veste di bianco: lo chiamano Leone XIV. La squadra del South Side cittadino ha dedicato una partita al legame quasi mistico con Robert Francis Prevost, primo Papa statunitense della storia e, soprattutto, irriducibile tifoso dei Sox. Ne è uscita una delle serate più incredibili della stagione Mlb e di tutto lo sport statunitense: 38.113 spettatori, stadio esaurito, migliaia di mitre bianche con il logo nero del club e perfino una benedizione collettiva durante la partita. È mancato soltanto il miracolo finale: i Cincinnati Reds hanno rimontato quattro punti e vinto 5-4 al decimo inning, il primo supplementare.
il papa dei sox
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Il baseball divide con un colpo di mazza Chicago come due metà di una mela. A nord abitano i Cubs, la squadra che ha casa a Wrigley Field e ha parecchie star come tifosi, da Bill Murray a Eddie Vedder; a sud ecco i White Sox, nati nel 1900, tre volte campioni delle World Series e profondamente legati alla parte più popolare e operaia della città. Il loro cappellino nero con la scritta “Sox” intrecciata è diventato negli anni Novanta anche un'icona della cultura hip-hop, ben oltre i confini dello sport. Prevost è cresciuto proprio in questo mondo: viene da Dolton, sobborgo a sud della città, ed è tifoso da sempre, al punto di essere stato fotografato anche allo stadio durante le World Series vinte nel 2005. Da quando è stato eletto Papa, nel 2025, la franchigia ha trasformato questa connessione in un piccolo culto popolare: dentro al Rate Field è comparso un murale nel punto in cui Prevost visse una partita di quelle mitologiche World Series, allo stadio è stata celebrata anche una Messa e dal South Side partono verso il Vaticano delegazioni e regali di ogni tipo. "Quando possiamo celebrare il Papa e il suo tifo per i White Sox, lo facciamo volentieri", ha spiegato il manager Will Venable.
quarantamila mitre
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L'ultima idea, però, è stata la più folle. Mike Downey, dirigente del marketing dei Sox, aveva immaginato inizialmente una promozione limitata: 2.500 “Pope Hats”, buffi copricapi a forma di mitra papale, naturalmente personalizzati con il simbolo della squadra e con le due infule, le strisce di stoffa pendenti, che scendono sul retro. Sono andati esauriti immediatamente. A quel punto, la produzione è salita a tremila, poi è arrivata la decisione dall'alto. Anzi, meglio dire dall'altissimo: ne sono state prodotte quasi 40 mila, abbastanza per trasformare l'intero stadio in un gigantesco conclave. È successo martedì, contro i Reds, in una notte calda e umida di Chicago: i White Sox hanno fatto registrare il tutto esaurito e durante la partita le mitre erano già comparse su eBay intorno ai 70 dollari: in qualche caso valevano più del biglietto del match. Sui tabelloni scorrevano le scritte “Leo Knows”, gioco di parole sulla celeberrima campagna pubblicitaria Nike “Bo Knows” dedicata a Bo Jackson. Il club, però, ha stabilito un confine preciso tra ironia e rispetto: in un primo tempo era stata discussa perfino l'idea di realizzare un "bobblehead", classica statuina dalla testa dondolante che le squadre americane distribuiscono ai tifosi, con le sembianze di Leone XIV. Progetto abbandonato, meglio evitare la scomunica.
rischio scomunica
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La liturgia del baseball ha fatto il resto. Ad esempio, l'ospite speciale della serata indimenticabile è stato Donn Pall, ex lanciatore dei White Sox che aveva già un soprannome perfetto prima che Prevost varcasse il soglio vaticano: “The Pope”. È tornata anche Sister Mary Jo Sobieck, la suora domenicana diventata una celebrità nel 2018 dopo un memorabile primo lancio prima di una partita dei Sox: si è ripetuta anche stavolta. Dopo il quinto inning padre Tom Hurley e il comico Pat McGann, altro tifoso della squadra, hanno guidato una benedizione. E durante la serata sono stati raccolti fondi per gli Agostiniani del Midwest, l'ordine religioso a cui appartiene Leone XIV. A Chicago adesso si chiedono se in Vaticano abbiano seguito questa bizzarra festa, ma pare che Prevost continui a informarsi sugli amati White Sox. Di certo, il guardaroba papale è ormai sterminato: in piazza San Pietro gli vengono regalati continuamente dei cimeli della squadra, è stato pure immortalato con in testa lo stesso cappellino nero.
dall'incubo ai playoff
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C'è poi una coincidenza che ai tifosi Southsiders inizia a piacere: da quando il loro tifoso più famoso è diventato Papa, i White Sox hanno ricominciato improvvisamente a vincere. Due anni fa, nel 2024, la squadra di Chicago perse addirittura 121 partite, record negativo dell'epoca moderna della Major League. Adesso il mondo si è capovolto, i Sox dall'inizio di giugno sono rimasti stabilmente al primo posto, o comunque a non più di una partita dalla vetta, nell'American League Central, una delle sei division della MLB. Sono pienamente in corsa per la post-season dopo stagioni disastrose e questo è davvero un mezzo miracolo. Inevitabile, allora, la domanda che sacri e profani si fanno: c'è forse qualche intervento divino dietro questa resurrezione?










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