L'arte sta assumendo sempre più il
ruolo di asset finanziario: il valore degli oggetti da
collezione posseduti da privati supera i 2.500 miliardi di
dollari e potrebbe arrivare a 3.500 miliardi entro il 2030.
Circa un investitore su quattro considera l'arte una vera
riserva di valore. Questi temi sono stati discussi a Torino
durante l'evento "Visioni di valore: dove l'arte incontra la
finanza", organizzato da Banca Generali Private alla Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo. L'incontro ha evidenziato come l'Art
Advisory stia diventando sempre più importante per valorizzare
collezioni private e aziendali, spesso non gestite all'interno
della pianificazione patrimoniale.
Nelle famiglie collezioniste l'arte rappresenta mediamente
il 20% del patrimonio (28% nei grandi patrimoni) e una famiglia
private su cinque in Italia investe già in questo settore. Anche
le imprese possiedono sempre più patrimoni artistici e
culturali, ma solo una parte li valorizza nei bilanci o nelle
strategie di sostenibilità. Infine emerge il ruolo crescente
della Next Gen, che vede l'arte non solo come investimento ma
anche come strumento di identità, esperienza e impatto
culturale, influenzando le nuove scelte di collezionismo e
investimento.
"La nostra attività di Art Advisory - spiega Maria Ameli,
head of Wealth Advisory di Banca Generali - parte da un
presupposto semplice: quello artistico è un patrimonio
identitario e non può essere gestito con le logiche di un
servizio accessorio. Per questo abbiamo costruito un modello che
combina un team interno dedicato e una rete di partner
selezionati, così da garantire un percorso di Advisory completo:
dalla valutazione alla protezione, dalla gestione quotidiana
alla vendita. Il nostro team presidia l'intero processo,
assicurando coerenza strategica e allineamento agli obiettivi e
ai desideri dei clienti, e il rispetto delle best practice di
protezione e valorizzazione".
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