Bambole di Pezza, '5' è il nuovo album: "Il femminismo serve ancora"

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Le cinque artiste presentano il nuovo lavoro discografico: "Con Sanremo abbiamo capito che si gioca sul serio"

Le Bambole di Pezza Le Bambole di Pezza

29 marzo 2026 | 10.12

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La chitarra rosa di Van Halen o quella rossa di Chuck Berry. Sicuramente il reggiseno in pizzo bianco di Cher. Le Bambole di Pezza hanno le idee chiare sul cimelio musicale che porterebbero volentieri a casa dall’Hard Rock Cafè di Milano, dove stanno presentando, a stampa e addetti ai lavori, il loro nuovo album '5', per Emi/Universal Music. Cinque come le componenti, cinque come i dischi pubblicati: un titolo essenziale per un lavoro che arriva dopo il passaggio al Festival di Sanremo 2026 con ‘Resta con me’, chiuso al tredicesimo posto ma soprattutto al centro di un dibattito sulla parità di genere, innescato da una dichiarazione diventata virale: “Non vogliamo potere in casa, lo vogliamo fuori. La parità ancora non c’è”. ‘5’ si muove lungo una linea già tracciata dalla band ma con più consapevolezza. ‘Antiproiettile - spiegano - è stato scritto prima dell’album ‘Wanted’. È un brano contro la violenza sulle donne, nato durante un periodo di pseudo stress, quando abbiamo scoperto di essere state prese a Sanremo. L’album rappresenta uno dei momenti più importanti della nostra vita ed è il disco che ci racconta nel modo migliore”.

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L’apertura è affidata a ‘Effetto collaterale’: “Parla della nostra diversità - raccontano le cinque artiste - da rockettare sempre un po’ emarginate, per noi è un concetto da portare avanti con orgoglio. Siamo la crepa che entra nel sistema e lo modifica. Siamo noi stesse, orgogliose della nostra diversità.” Un principio che attraversa tutto il disco, costruito da cinque donne diverse che rappresentano un’unica visione: “In questo disco abbiamo messo tanto amore, sorellanza e l’importanza dello stare insieme”. Se ‘Resta con me’ resta il centro del disco, altri brani ne ampliano il racconto. Come ‘Glitter’: “E’ la nostra revenge song, molto personale - sottolineano le Bambole di Pezza - ci insegna a raccogliere le forze e a vedere ciò che è davvero importante.” Mentre ‘Fomo del sabato sera’ intercetta un certo disagio generazionale: “Inizialmente la canzone si chiamava ‘Febbre del sabato sera’ - spiegano - ma volevamo rappresentare meglio ciò che è oggi la gioventù. Abbiamo pensato a cosa si fa il sabato sera. Molti giovani oggi hanno paura di restare fuori dalle situazioni: la canzone parla di una gioventù che non sa dove trovare il proprio posto e teme di rimanere esclusa. Ma parla anche del sentirsi bene nel non sapere ancora cosa si vuole”.

Nell’album trova spazio anche ‘Nuda ma alla moda’ che insieme a ‘Glitter’ affronta il tema legato al corpo e alle relazioni: “Le canzoni rappresentano due scelte opposte di una donna: la prima parla dell’idea che una donna possa conquistare ciò che desidera, invece di essere succube del desiderio altrui; del desiderio femminile verso qualcosa – osservano - In ‘Glitter’ c’è il desiderio di andar via da qualcuno: è la nostra revenge song, un brano solare e giocoso per far capire che liberarsi di qualcuno a volte è una cosa molto bella. Vuole trasmettere il sentimento di liberarsi da ciò che fa male". Il percorso recente della band passa inevitabilmente da Sanremo. A sintetizzarlo è la chitarrista Dani Piccirillo: “Dopo il Festival ho detto: mi sento una professionista della musica, in grado di affrontare un certo percorso. In Italia è ancora più difficile. Abbiamo ricevuto una grande manifestazione d’affetto, persone che ci conoscono orgogliose di noi. È prezioso anche perché le persone che lavorano con noi ci hanno sempre spronate a fare del nostro meglio, dicendoci ‘ce la farete’. Con Sanremo abbiamo pensato ‘ora si gioca sul serio’ e non più solo come un grande sogno".

Di lavoro ne hanno ancora molto da fare, ammettono, "ma questo primo passo nel mondo delle professioniste ci rende fiere: un ‘pat pat, brave ragazze, ce l’avete fatta’. Avere addosso un faro così non ci fa dimenticare il lavoro che abbiamo fatto. Noi continueremo a fare la nostra musica, ed è bello avere un pubblico che ci segue”. Un pubblico affezionato anche a ciò che il loro nome rappresenta: “è simbolo di femminilità - ribadiscono -. Le bambole di plastica sono fatte in serie, quelle di pezza sono artigianali, ognuna è un pezzo unico. Sono imperfette, fatte con materiale grezzo. Rappresentano la forza di differenziarci e il non voler essere ‘prodotte’ tutte uguali”. Sul piano sonoro, il disco nasce dall’incontro di percorsi diversi: “Abbiamo tutte origini musicali diverse: ognuna ha portato il proprio mondo. Il territorio comune è quello riot girl e femminile: L7, Hole, ma anche Joan Jett o la carriera degli AC/DC, band che ha ancora molto da dire oggi. C’è tanta gente che ha ancora fame di rock alternativo, non solo di mainstream o di PJ Harvey”.

Una coerenza rivendicata anche nella costruzione del disco: “E' pensato per chi ci segue già da Sanremo. È un disco delle Bambole di Pezza: siamo cinque elementi, e quindi volevamo mantenere un filo con i lavori precedenti, inserendo anche brani più morbidi ma senza calpestarci i piedi”. Un discorso che si estende anche ai temi sociali, visto che di recente hanno inaugurato a Milano il Museo del patriarcato: “Noi abbiamo fatto ciò che facciamo pensando di poter arrivare alle persone, mostrando un modello di cultura più variegata. Il Museo tira fuori tanti temi che spesso restano nell’ombra, violenze e domande come ‘serve ancora il femminismo?’. Sì, serve ancora. Il fatto di avere più risonanza dopo Sanremo, come band femminile, ed essere un modello, per noi è un onore, anche far riflettere gli uomini su questo tema, una sorta di missione. La donna nel 2026 tende a fare il triplo per dimostrare qualcosa: è ancora così oggi.”

Il modo migliore di trasmettere il messaggio? Sicuramente il live: "Finalmente ora abbiamo un megafono grande. Abbiamo fatto talmente tanto lavoro, attaccando locandine con tanta fatica e tanti sacrifici: siamo sempre state ‘do it yourself’ ma grate”. Il prossimo passaggio è il tour nei club, al via il 15 aprile: “Non vediamo l’ora - confessano - la vera essenza delle band rock come la nostra è portare energia sul palco. Abbiamo 7 città italiane, poi ci sarà il tour estivo”. (di Federica Mochi)

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