Azzurri, avanti senza paura. Per prendersi mezzo Mondiale serve un'Italia operaia e paziente

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Contro l’Irlanda del Nord per conquistare un posto nella finale contro Galles o Bosnia. Siamo più forti ma non bisogna avere fretta e lasciarsi prendere dall'ansia se non arriva subito il gol

Fabio Licari

Giornalista

26 marzo - 00:43 - MILANO

Un po’ d’invidia è inevitabile verso Francia e Brasile che si sfidano stasera in una delle vecchie, care e ormai rarissime amichevoli di lusso con la testa oltreoceano. Noi no. Noi ancora dobbiamo conquistare un Mondiale che ci ha regalato notti meravigliose e ricordi indelebili, ma da un po’ ci respinge con sdegno. In altri tempi quella con l’Irlanda del Nord sarebbe stata una partita "per prepararsi al Mondiale". Tutto è cambiato: contro i nordirlandesi, assenti dal 1986, e non certo una potenza soprattutto lontani da Belfast, ci giochiamo mezza America perché poi, superando questa prima finale, ce ne sarebbe un’altra. A questo punto alibi (la Norvegia), colpe, ct e predestinazione non hanno più importanza. Conta solo prendersi il Mondiale. Inutile fare gli snob, da oggi sono tutte finali (qui il nostro focus sull'Irlanda del Nord).

passato lontano

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Ha ragione Gattuso: parliamo di Bergamo, non di Cardiff e Zenica, applichiamo una memoria selettiva. Nel 2022 la testa era colpevolmente già al Portogallo, senza però aver fatto i conti con Trajkovski. Quel drammatico ko ha lasciato schegge di paura, ma è anche una lezione. Visto che Alcaraz può perdere con Korda, e l’Italia con la Macedonia del Nord, guai ad aver già vinto. Ora lo sappiamo. Siamo più forti dei britannici, se diamo il cento per cento li battiamo, ma più allungheremo i tempi più daremo forza a chi ha già vinto conquistando questi playoff e non ha niente da perdere. Dimentichiamo i quattro Mondiali, i due Europei e le finali, è forse il modo migliore per recuperare il passato.

L'allenatore della nazionale italiana di calcio Gennaro Gattuso durante la conferenza stampa della Nazionale italiana presso il Centro tecnico federale di Coverciano a Firenze, Italia - 23 marzo 2026. Sport - Calcio (Foto di LaPresse) The head coach of Italy Gennaro Gattuso gestures during the Italia team press conference at federal technical center of Coverciano in Florence, Italy - March 23, 2026. Sport - Soccer (Photo by LaPresse)

indirizzare la partita

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Non sarà uno scherzo. Oggi soltanto in Champions assistiamo puntualmente a goleade, ma i club si allenano tutto l’anno, mentre le nazionali si ritrovano dopo quattro mesi e qualsiasi discorso tecnico-tattico lascia il tempo che trova. A meno che a Belfast non abbiano escogitato chissà quale strategia, la partita sembra di totale decifrabilità: loro non pensano neanche a tener palla, con un possesso medio sul 30 per cento, si chiudono con due linee affollate e fisiche non irreprensibili, lottano su ogni pallone come se fosse vita o morte, e ripartono con lancioni e corsa. In più sono maestri sui palloni lunghi in area, da piazzati o meno. Noi abbiamo un nemico supplementare che si chiama paura e tendiamo a indebolirci alla prima difficoltà. Non ci sono ricette miracolose: il buon senso dice che non dobbiamo aver fretta, ma che è necessario segnare il prima possibile per inclinare il match in discesa. Usando la testa, e non per colpire.

italia da gol

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Siamo, antistoricamente, una squadra da gol. Anche con le piccole non eravamo abituati alle abbuffate, il nostro capocannoniere è ancora Gigi Riva dagli anni 70. Nelle sei partite di Gattuso, invece, abbiamo segnato 19 gol, di cui 14 nel secondo tempo (7 nell’ultimo quarto d’ora, 4 oltre il 90’). Con lo stesso senso antistorico, abbiamo preso 4 reti da Israele e 4 dalla Norvegia in 90’: quando mai? Un’immagine inequivocabile di carattere, grinta, voglia, ma anche di linee e testa non ineccepibili se c’è da gestire o difendere. Gattuso ha scelto il 3-5-2, non il suo sistema ideale, perché questo può permettersi: una squadra che deve chiudersi meglio e non ha abbondanza di esterni a quattro. La forza sono Donnarumma top mondiale, Calafiori difensore-play, Tonali tuttocampista da Premier e la coppia d’attacco Kean-Retegui che, in questo ciclo, ha infilato 9 gol (4 il viola, 5 l’italoargentino). In più, Pio Esposito che a vent’anni ha sensibilità da veterano e senso della posizione unica. E poi Raspadori dai mille ruoli. Devono temerci.

spirito operaio

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Se guardiamo i nomi, noi dai campionati top, loro dalla B inglese, non c’è gara. Ma è un’illusione. Questa è una partita proletaria, da vincere con il vecchio spirito azzurro, con il gruppo, com’era con Bearzot e Lippi, non a caso il nume tutelare del ct. Mancini aveva creato una squadra dalla tecnica superiore che resta un’eresia in un periodo di crisi: ultimo Mondiale nel 2014, a rischio ora Nordamerica 2026, eppure nel 2021 eravamo i più forti di gran lunga. Mancini ha lavorato tre anni sul progetto, Gattuso è al sesto mese, compreso quello al ristorante, uno stage itinerante per compensare la solitudine alla quale è stato relegato dalla scarsa sensibilità della Lega. Questa è un’Italia da mediano com’era la vita del ct. I ricami vengono dopo il risultato.

il nostro calcio

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Andiamo con una squadra sinceramente non disprezzabile, anche se il solito comprensibile scetticismo incombe. Ci difendiamo con Donnarumma in porta, e Mancini, Bastoni (l’unico dubbio) e Calafiori: in caso subentrerà Scalvini. Ai lati Politano e Dimarco, tutto tranne che difensivi. Una mediana con Locatelli tra Barella e Tonali è europea. E poi quei due, Kean-Retegui, là davanti. Non siamo una big, non siamo Francia, Spagna e Inghilterra, neanche Portogallo, Germania e Norvegia, le inseguitrici. Ma, dall’Olanda alla Croazia, lo scenario è fluido e possiamo inserirci come il Belgio, la Svizzera, la Turchia di Montella. Difficile pensare che, con sedici europee avanti, l’Italia sia la diciassettesima. L’insidia è nel non riuscire a imporre il nostro calcio e lasciarsi trascinare nella partita sporca che loro stanno preparando. Viviamo i playoff come occasione per affermare la nostra superiorità e ci prenderemo questo Mondiale.

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