Avs frena sulle primarie, il M5s punta al voto anche online

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   Avs frena sulle primarie e anche il Pd non pare avere troppa fretta di buttarcisi a corpo morto. Ma il tema della scelta di chi dovrà guidare i progressisti nella sfida a Giorgia Meloni per Palazzo Chigi è già sul tavolo. A metterlo in agenda è stato il presidente del M5s, Giuseppe Conte, che lo ha lanciato nel giorno stesso della vittoria del No al referendum. E' una questione di nomi e di modi. Per esempio, il M5s punta a un voto non solo nei gazebo, ma anche online. Perché è nella tradizione del partito.

E poi Conte lo ha fatto capire in un'intervista a La Repubblica: "Il risultato referendario - ha detto - ci dice che il leader va scelto nella maniera più democratica possibile". Quella della preferenza da esprimere anche via web è tema che non dovrebbe trovare grossi ostacoli fra gli alleati. Sulle primarie, però, il campo largo procede a velocità diverse. Avs è quella che viaggia con maggiore lentezza. "Da qualche giorno vado dicendo che" quello delle primarie "non mi sembra il punto, non mi sembra l'argomento più urgente - ha detto Nicola Fratoianni di Avs - Non mi sembra che i ragazzi che hanno fatto vincere il No al referendum ci facciano come primissima domanda: come scegliete il leader?".

L'eurodeputata Ilaria Salis è stata anche più netta: "Non sono assolutamente necessarie". E poi, malgrado in Europa Avs sia nel gruppo The Left col M5s, si è lasciata sfuggire che in ogni caso fra Conte ed Elly Schlein preferirebbe Schlein. La segretaria Pd ha già ribadito la sua disponibilità a candidarsi alle primarie. Ma il mantra - del suo partito come delle altre forze - per adesso è un altro: prima della sfida per la leadership serve un accordo sui temi di quella che sarà la proposta progressista. Per dire, Angelo Bonelli di Avs ha proposto che le primarie siano proprio su quelli. Nel Pd il ragionamento è anche un altro. Con le primarie, la leadership è in ballo. E i sondaggi danno Conte come molto competitivo. Ma non sta scritto da nessuna parte che vadano fatte per forza.


    "Non mettiamo il carro davanti ai buoi - ha avvertito il deputato Marco Sarracino, della segreteria Pd - Tutto passa attraverso la costruzione di un programma di coalizione, con proposte semplici: salari, sanità, scuola, trasporti, casa.  Queste sono le vere priorità. Poi avremo due possibilità: con la legge elettorale vigente possiamo utilizzare il metodo semplice, cioè il partito che prende un voto in più sceglie il premier. Se invece cambia la legge elettorale, abbiamo lo strumento delle primarie aperte".

Per la verità, di possibilità ce n'è una terza. Quella del cosiddetto papa straniero, caldeggiata per esempio da Rosy Bindi o dalla sindaca di Genova Silvia Salis: l'accordo su un nome terzo che possa federare il campo.  L'opzione, però, implicherebbe un passo indietro di Conte e di Schlein che, al momento, non è all'orizzonte. L'accordo fra segreterie è un "metodo vecchiotto, verticistico - l'ha definito Conte - il referendum ci dice che le persone, specie i giovani, vogliono dire la propria, ignorarli sarebbe un errore".

Intanto, fra il serio e il faceto, si aggiungono nomi ai papabili concorrenti alle primarie. "Io non le farei - ha detto il sindaco di Benevento ed ex ministro della Giustizia Clemente Mastella - ma se si fanno le primarie, mi potrei candidare anche io. Perché no? Serve anche qualcuno di centro".
   

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