Emilio Deleidi
1 aprile - 07:26 - MILANO
La presunta semplicità dei veicoli a batteria si scontra con la necessità di una tecnologia avanzata di accumulatori, motori, elettronica di gestione e sistemi di controllo. Ecco quali sono e che ruoli svolgono i componenti fondamentali delle loro architetture
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Le auto elettriche non sono poi così banali
L’auto elettrica è banale, una lavatrice con le ruote. Non ci vuole niente per progettarla ed è per questo che le case automobilistiche cinesi sono avvantaggiate. Attenzione ai luoghi comuni: nel mondo dell’auto nulla è mai così semplice. È vero che un’elettrica è costituita da un numero inferiore di elementi rispetto a un equivalente modello termico, ma questo non vuol dire che non richieda un’adeguata dose di tecnologia. Perché per ottenere i risultati dei modelli attuali, in termini di prestazioni e autonomia, ci sono voluti anni di ricerca e di investimenti. Sulla chimica delle batterie, ma anche sulla loro gestione termica; sui motori elettrici, molto più efficienti che in passato, e sull’elettronica di controllo. L’intera architettura di sistema, spesso a 300-400 volt, ma sempre con maggior frequenza a 800 e in futuro anche più, ha richiesto un grande lavoro di sviluppo. E si è passati dall’adattare i modelli termici esistenti alla propulsione elettrica alla progettazione di piattaforme inedite, concepite da zero per questo tipo di mobilità. Basta considerare i progressi fatti negli ultimi 10-15 anni per rendersi conto di quanta strada è stata fatta; ma tanta, ancora, se ne potrà fare, di qui a quel fatidico 2035, in cui sarà comunque necessario immatricolare una quota preponderante di Bev per rispettare gli obbiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione europea. Vediamo nei dettagli, allora, com’è fatta un’auto elettrica, per capire che nulla è così semplice come può apparire a uno sguardo superficiale.
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