Molteplici gli interventi previsti dal rafforzamento del personale agli investimenti infrastrutturali fino alla semplificazione dell’accesso alle cure
15 aprile 2026
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Il Decreto PNRR 2026 (dl n. 19/2026), che introduce misure urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e disposizioni in materia di politiche di coesione, è stato approvato, in via definitiva, dall’Aula del Senato, dopo aver già ricevuto il via libera dalla Camera dei Deputati.
Molteplici gli interventi previsti sul fronte della sanità a partire dal rafforzamento del personale, per proseguire con la messa in sicurezza degli investimenti infrastrutturali e la semplificazione dell’accesso alle cure.
Le misure sul personale
L’intervento sul personale, di cui viene dichiarata la sua difficoltà, prevede una finestra straordinaria per la stabilizzazione dei lavoratori precari.
Le aziende del Servizio sanitario nazionale potranno riservare fino al 50% dei posti nei concorsi a chi ha maturato almeno 18 mesi di servizio negli ultimi cinque anni con contratti flessibili, mentre per chi ha lavorato almeno 24 mesi con contratti a tempo determinato – ed era entrato tramite concorso – si apre la possibilità di un reclutamento diretto attraverso procedure semplificate.
La norma pone, tuttavia, due limitazioni particolarmente importanti.
Le assunzioni non potranno superare il 30% del fabbisogno programmato nel triennio e dovranno essere realizzate senza nuovi oneri per la finanza pubblica. La misura, inoltre, ha una scadenza precisa, essendo utilizzabile solamente fino al 31 dicembre 2026.
Facilitato il completamento delle strutture sanitarie
Il decreto, che ha funzione sull’utilizzo del Pnrr, interviene in modo significativo sugli investimenti destinati alla sanità territoriale e ospedaliera. Si consente alle Regioni di utilizzare anche le risorse dell’edilizia sanitaria – quelle storicamente previste dall’articolo 20 della legge del 1988 – per coprire i rincari dei costi dei materiali. La procedura viene semplificata e resa più flessibile, eliminando alcuni vincoli che finora limitavano l’accesso a queste risorse favorendo così il superamento dello stallo di opere strategiche come Case della Comunità, Ospedali di Comunità e interventi per la sicurezza degli ospedali.
I medici in convenzione in pensione a 73 anni
Viene mantenuto l’ innalzamento dell’età per andare in pensione dei medici di medicina generale e dei pediatri. Viene, infatti, prorogata fino al 31 dicembre 2027 la possibilità, per medici di medicina generale e pediatri, di chiedere di prorogare sino ad “ un anno successivo” il raggiungimento del limite di età, già previsto a 72 anni. E quindi di rimanere in servizio fino a 73 anni.
Una misura già introdotta in via emergenziale per far fronte alla carenza di professionisti sul territorio.
Autosufficienza e disabilità con accertamenti facilitati
Il decreto interviene anche sulla riforma della disabilità e verso il nuovo sistema di accertamento della non autosufficienza, rinviando alcune scadenze per evitare vuoti operativi durante il passaggio dal vecchio al nuovo modello.
Per, poi, evitare ritardi nell’acquisto di medicinali coperti da le Regioni potranno ricorrere più facilmente a procedure negoziate senza bando, superando i limiti delle gare tradizionali in assenza di concorrenza. L’obiettivo è garantire continuità terapeutica soprattutto per malati cronici e pazienti affetti da patologie rare.
Da rivedere l’ accreditamento delle strutture convenzionate
Infine, il decreto interviene su due ambiti strutturali del sistema: da un lato la revisione delle regole per l’accreditamento delle strutture sanitarie, con l’introduzione di procedure pubbliche che dovranno però salvaguardare continuità assistenziale e livelli occupazionali e dall’altro, la trasparenza dei fondi sanitari integrativi, per i quali vengono introdotti obblighi più stringenti di pubblicazione dei bilanci e delle informazioni
La norma introdotta modifica la disciplina che ha previsto la definizione – sulla base di un’intesa, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, successiva agli esiti delle attività di un Tavolo di lavoro – di una revisione delle norme relative agli accreditamenti delle strutture sanitarie o sociosanitarie, pubbliche o private, rilasciati da parte delle regioni o province autonome, e agli accordi contrattuali delle suddette strutture accreditate con i medesimi enti territoriali, o con gli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale. Si definiscono alcuni, prevedendo lo svolgimento di una procedura ad evidenza pubblica che consenta comunque di salvaguardare i livelli occupazionali e la continuità assistenziale .
Resta fermo che l’ intesa debba concludersi entro il 31 dicembre 2026.













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