In questa stagione, i rossoneri hanno già accumulato 107 mila euro di multa per i rientri in campo posticipati dopo l'intervallo: una strategia che sembra sposarsi alla perfezione con la filosofia del tecnico
Non serve Sherlock Holmes per appurarlo: strategia, non coincidenza. Se ne è convinto anche il Giudice Sportivo che, affibbiando 22 mila euro di multa al Milan per i 2 minuti di ritardo con cui è rientrato in campo nella ripresa del derby, ha precisato: "Recidiva reiterata continuata". È così, il Diavolo ha sforato i 100 mila euro di penale (107) per ingressi posticipati. Uno dice: "Mettete a posto l’orologio e risparmiate un patrimonio". Ma non si tratta di distrazione: è strategia, appunto. C’è Arteta (Arsenal) che piazza blocchi legali al portiere avversario su corner e c’è Allegri che trattiene i suoi in spogliatoio. "Andiamo, mister?", "Halma (calma, ndr), lasciamoli friggere in campo ancora un po'...".
Ma non è semplice guerriglia psicologica, i ritardi allegriani rientrano in un disegno più vasto di educazione all’attesa che è il concetto fondante di questo Milan: blocco basso e attesa dei tartari nel Fort Maignan. Un po’ sabato del villaggio leopardiano, un po’ Gotthold Ephraim Lessing: "L’attesa del piacere è essa stessa il piacere". Ma l’attesa va allenata come un muscolo. A questo servono i ritardi strategici. Per questo, a Milanello, i camerieri hanno l’ordine di trattenere i piatti in cucina più del dovuto; per questo, Allegri, che a una promessa sposa impose un’attesa in chiesa mai conclusa, trattiene i giocatori nella Vip Lounge di Malpensa. "Ultima chiamata. I signori Maignan, Tomori, Bartesaghi... sono pregati di raggiungere l’imbarco". Così, a forza di vedere il Milan in ritardo, l’Inter si è convinta: "Ormai, a -10, non arriva più". E invece, forse, sta arrivando. Diavolo di un Max.










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