(di Francesco Mazzanti)
Doveva essere il mondiale negato alle
nuove generazioni. Ragazzi e ragazze nati dopo il 2000,
cresciuti senza la nostalgia da "notti magiche", semplicemente
perché troppo giovani per ricordare la coppa alzata da Cannavaro
nel 2006. E invece con gli highlights che tengono incollati allo
schermo milioni di tifosi, aggirando il problema del fuso
orario, e poi anche il fenomeno della doppia fede calcistica,
che investe seconde e terze generazioni di ragazzi lungo tutto
lo stivale, la coppa del mondo mantiene il suo appeal anche tra
chi non ha mai visto un'Italia da campioni.
Grazie ai riassunti dei match, disponibili negli immediati
post-partita, le nuove generazioni si godono in pochi minuti le
azioni più importanti. Una modalità di fruizione su cui stanno
investendo le stesse emittenti televisive, nei propri palinsesti
e nella comunicazione social, dove spesso a suscitare il maggior
interesse è un dettaglio, un'azione specifica, un'esultanza o
una parata. Con la possibilità così di raggiungere un pubblico
più ampio rispetto a quello che assiste alle partite integrali.
A favorire il tifo-spot - non più 90' di fila seduti sul
divano, magari con gli amici e una birra, ma un telefonino
sbirciato tra un'attivita' e un'altra - sono diversi fattori.
Gli orari notturni di certe partite, certo, ma anche la
possibilita' di andare indietro e avanti con lo streaming. E poi
ci sono tutte le declinazioni social, dalla funzione 'momenti
chiave', agli highlights veri e propri, ai post: estrapolare un
singolo momento di una partita e' dunque - lo dicono anche i
numeri - il nuovo modo di entusiasmarsi per il Mondiale.
E poi c'è un fattore apparentemente di minor interesse, almeno
in Italia: la terza assenza consecutiva degli azzurri dalla
principale competizione di calcio ha di certo scoraggiato lo
zoccolo duro del tifo che, in questi casi, è rappresentato
soprattutto dai più giovani. Il sogno di esultare per i gol
della propria nazionale però non si è spento e viene tenuto in
vita dagli italiani di origini straniere: nelle case e nei bar
ci si riunisce per assistere alle imprese di Marocco, Senegal,
Egitto, Ecuador e Tunisia finché erano in corsa, e la stessa
Bosnia.
Il cammino più entusiasmante, finora, è quello del Marocco e
impazzano le feste in strada: bandiere, fumogeni, abbracci e
gioia spontanea nelle vie e nelle piazze delle principali città
italiane. A Torino, dopo la vittoria sul Canada agli ottavi,
durante la festa si sono però registrati alcuni disordini con
fuochi d'artificio lanciati ad altezza uomo.
In strada a festeggiare ci sono italiani con la "doppia fede"
calcistica che, orfani degli azzurri, si incontrano per tifare
con passione ed entusiasmo le nazionali d'origine. Soprattutto
ora che, a differenza delle competizioni del passato, le squadre
un tempo considerate "minori" si stanno prendendo la scena e
impensieriscono le formazioni più blasonate.
"Noi siamo anche tifosi dell'Italia e addirittura le scorse
settimane stavamo guardando gli europei dell'under 17 per tifare
gli azzurri. - racconta Djibril Mballo, un ragazzo senegalese
che vive da 13 anni a Bologna - Se ci fosse stata l'Italia al
mondiale sarebbe stato bellissimo, perché se esce una squadra
l'altra può restare in vita. Succede la stessa cosa anche ai
miei amici senegalesi che vivono in Francia". Mballo vive in una
periferia del capoluogo emiliano-romagnolo e nel suo quartiere
c'è una forte presenza di cittadini di origini straniere. Per le
partite ci si organizza, ci si incontra, si frequentano i locali
che le trasmettono e, nel caso l'orario non consenta una visione
in diretta, ci sono sempre gli highlights per recuperare.
L'Italia è assente dalla competizione, ma la passione resta
accesa grazie a chi continua a tifare, sognando di tornare in
strada per festeggiare, dando ai caroselli un nuovo volto.
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