(di Giampaolo Grassi)
Fra amarcord e primarie, ma più
amarcord. A cinquant'anni dal Congresso che confermò Benigno
Zaccagnini alla segreteria, un paio di centinaia di
democristiani (di allora e di oggi) si sono dati appuntamento a
Roma, al Salone delle Colonne dell'Eur. Un Dc pride per
"rivedersi tra vecchi amici, per ricordare un passo comunque
importante di storia della Dc e del Paese". Fra loro, esponenti
della corrente di Zaccagnini, come il senatore Pd Dario
Franceschini, ma anche gli avversari interni dell'epoca, come
l'altro senatore eletto col Pd Pierferdinando Casini, allora
forlaniano, o l'andreottiano Beppe Fioroni. L'impegno era a
riguardare ciò che fu: la Balena Bianca. Ma un po' l'attualità
si è infiltrata. Se non altro perché hanno risposto all'invito
anche Ernesto Maria Ruffini, promotore dei comitati 'Più Uno'
già in campo per le primarie, e l'ex capo della polizia Franco
Gabrielli, suo malgrado tirato in ballo ogni volta si parli di
nuova forza centrista o di Margherita 4.0. "Questo incontro - ha
però sottolineato Franceschini - non vuol avere connotazioni
politiche attuali. Riguarda la memoria". Come a mettere a
verbale: qua non ci occupiamo di campo largo e leadership. "Un
giorno - ha ricordato Franceschini - padre Sorge mi disse: noi
dobbiamo essere il sale della terra, non difendere la saliera".
C'era quindi anche una tarda voglia di pacificazione, la volontà
di rimettere seduti attorno a un tavolo "quelle anime della Dc -
ha aggiunto l'ex ministro - che per anni si sono accusate
reciprocamente di aver tradito andando con i comunisti o con la
destra. Vorrei che questa giornata segnasse la fine di queste
accuse e insieme ci mettessimo orgogliosamente a difendere la
grandezza della storia della Democrazia Cristiana". Quel
congresso del 1976 finì all'alba del sesto giorno e fu carico
"di colpi di scena - ha raccontato Roberto di Giovan Paolo in un
articolo su Ytali - La candidatura anti-Zac di Forlani, decisa
alla mezzanotte dell'ultimo giorno utile; la gazzarra, le risse
tra delegati sedate dai probiviri, gli slogan, le urla e Bella
ciao cantata a squarciagola dai delegati al termine della
replica finale di Zaccagnini". Il ricordo di quelle ore è ancora
fresco nelle memorie di chi c'era. E nel portato di chi è
arrivato dopo. Perché all'Eur si è ritrovata la Dc di destra, di
sinistra e di centro. In ordine sparso di tempo e di incarichi,
e senza pretesa di completezza: Bruno Tabacci, Carlo Giovanardi,
Lorenzo Cesa, Gianfranco Rotondi, Vincenzo Scotti, Calogero
Mannino, Leoluca Orlando, Pierluigi Castagnetti, Simone Guerini,
Giovanni Bachelet, Enzo Scotti, Peppino Gargani, Carlo
Fracanzani, Angelo Sanza, Sergio D'Antoni. E diversi figli e
figlie dei dirigenti di allora: Zaccagnini, Andreotti, De Mita,
Forlani... Vuoi la lontananza dei fatti, vuoi le età, vuoi il
potere che non logora quasi più, il risultato pacificazione è
stato raggiunto. Complice il buffet finale, complice l'inizio di
ogni rito democristiano: la messa. E complice anche l'effetto
bianco e nero di un collage di immagini e trasmissioni
confezionato da Gianni Minoli con Giuseppe Sangiorgi e Marco
Frittella, che ha dato il peso di un tempo ormai passato. Per
dire, sulle pareti rotonde della sala ha sfilato anche lo
storico scambio a distanza a "Mixer" fra Gianni Agnelli e
Ciriaco De Mita: con un certo distacco, l'avvocato definì il
democristiano un "intellettuale della Magna Grecia". Con ironia,
De Mita lo ripagò dandogli del "mercante moderno". A suggellare
la reunion, l'inno storico della Democrazia Cristiana: "O Bianco
Fiore". Chissà da quanto non risuonava in un salone così, fra
tappeti e pareti di marmo.
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