>ANSA-FOCUS/ Il M5s smentisce le tensioni, ma Schlein e Conte lontani sul riarmo

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Il Movimento 5 stelle prova a spegnere l'incendio. Il Pd sceglie di non intervenire. Due reazioni che descrivono il momento del campo largo. Da giorni le ricostruzioni sulle tensioni tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si rincorrono, fino all'indiscrezione più dura del Corriere della Sera, secondo cui la segretaria dem ne avrebbe "detto quattro" al leader pentastellato per le sue parole sul riarmo e sulla minaccia russa dal palco di piazza del Gesù, a Napoli. A smentire sono soltanto fonti del M5s, liquidando il retroscena come un tentativo di "dividere il fronte".

Ma il chiarimento non basta a sciogliere la tensione. Anche perché il disagio per le frasi di Conte trova più di un riscontro nell'area riformista dei dem e, soprattutto, perché le distanze politiche restano tutte. Tanto che le stesse fonti del partito dell'ex premier ribadiscono come l'alternativa alla destra debba partire dalla "revisione delle politiche di riarmo". Una precisazione che vale quasi quanto la smentita e conferma come, ogni volta che il confronto si sposta su Ucraina, Russia e difesa, nel campo largo si riapre la faglia più profonda. Al Nazareno il mantra non cambia: evitare nuove polemiche e restare "testardamente unitari", puntando su ciò che unisce più che su ciò che divide. Ma il calendario corre e già nelle prossime ore i principali dirigenti della coalizione saranno chiamati a decidere il destino della prossima piazza: rinviare Padova al 16 o 17 luglio per evitare la sovrapposizione con il voto sulla legge elettorale, spostarla a Roma - fuori da Montecitorio o a piazza Santi Apostoli -, oppure congelarla. Una scelta soltanto in apparenza organizzativa per un confronto che continua ad allargarsi ben oltre la coabitazione tra Pd, M5s e Avs. Il dem Roberto Morassut invita a "cambiare gioco", allargandolo anche ad Azione e al suo leader, Carlo Calenda, che non perde però occasione per colpire Conte su Mosca: la manifestazione campana, nella visione del deputato del Pd, è stata "l'inizio di un cammino", ma "così il campo largo non ha i numeri per vincere".

Prima, però, c'è da ridurre la distanza tra Schlein e Conte su Russia e riarmo. A confermarlo sono anche le prese di posizione sulla Biennale di Venezia. Il M5s punta il dito contro Bruxelles per lo stop ai fondi, difendendo Pietrangelo Buttafuoco dal presunto "ricatto" europeo. Il Pd, invece, rovescia la prospettiva: per Irene Manzi la responsabilità è del governo, colpevole di avere aperto la strada alla "propaganda russa". Due letture diverse dello stesso caso, seppur il bersaglio finale torni a essere la destra, permettendo al campo largo di ritrovare un terreno comune.

A ricompattare il Pd, alla vigilia di una settimana decisiva sulla riforma elettorale, ci pensa invece Ignazio La Russa. Il presidente del Senato rilancia sui social un video di un recente intervento di Elly Schlein al congresso del Pse sul caso Ranucci e lo accompagna con una scritta lapidaria: "Che imbarazzo". Nel passaggio contestato, la segretaria dem ricordava l'attentato subito dal giornalista di Report e metteva in guardia dai rischi per la democrazia e la libertà d'informazione "quando l'estrema destra è al governo". Davanti all'affondo della seconda carica dello Stato, i dem - da Francesco Boccia a Walter Verini - la replica è corale: dal suo ruolo istituzionale, l'esponente di FdI "non può fare il capopartito". 
   

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