di Francesco Terracina
"Stanotte attorno le 0,20 la donna
più potente d'Italia, presidente del Consiglio dei ministri mi
scrive su whatsapp. Mi allega il video pubblicato ieri e
commenta: 'che modo vergognoso di fare politica, il
cambiamento...'". È il messaggio pubblicato sul proprio profilo
Facebook da Ismaele La Vardera, deputato regionale siciliano di
Controcorrente, che ieri, in un altro post, aveva criticato
l'impugnativa da parte del governo nazionale di una legge
regionale che destinava ristori ai territori dell'isola colpiti
dal ciclone Harry dello scorso gennaio.
Nel messaggio di Meloni, di cui La Vardera ha pubblicato uno
screenshot su Fb, si legge: "La ritorsione??? Io veramente non
ho parole. E ora che faccio quindi, mi metto a impugnare le
leggi di quasi tutte le regioni italiane? Che modo vergognoso di
fare politica. Il cambiamento...".
Nella risposta di La Vardera alla premier, si legge, tra
l'altro, che "la mia é una critica politica assolutamente
legittima, per altro condivisa, negli stessi identici modi e
metodi da tutta l'opposizione. Esprimere dubbi sulla tempistica
del Consiglio dei ministri e sull'esito del referendum, penso
sia il minimo. Ma hai dimenticato i toni che usavi quando eri
all'opposizione? Non capisco le ragioni del disappunto. Il mio
un modo vergognoso di fare politica? La tua maggioranza cosa sta
combinando in Sicilia? Lasciamo stare in Italia. Da semplice
ragazzo di 32 anni, e non da politico, ti do un consiglio: hai
usato la verga a Roma? Bene, non usare la bambagia per la
Sicilia. Perché non dici ai tuoi di staccare la spina al Governo
Schifani?".
Ieri La Vardera aveva pubblicato un video, nel quale
sosteneva di vedere nell'impugnativa del governo "una sorta di
ritorsione nei confronti di una regione che ha maggiormente
votato no al referendum" e invitava il presidente della Regione,
Renato Schifani, a recarsi insieme a lui a Roma per portare
avanti le istanze dei siciliani.
Il Cdm aveva impugnato la legge che stanziava 40,8 milioni di
ristori per i danni del ciclone Harry del 19, 20 e 21 gennaio
scorsi, perché secondo il governo alcune disposizioni sono in
contrasto con la normativa statale in materia di previdenza
sociale e tutela della concorrenza, violano l'articolo 117 della
Costituzione.
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