Anguissa al centro del Napoli anche con Allegri: adesso il rinnovo

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Sembrava in partenza, può prolungare fino al 2030. Garantisce esperienza ed equilibrio: è insostituibile

Ma non dovevamo vederci più? Cinque anni e sei campionati dopo, con 175 partite, 15 gol e soprattutto due scudetti e una Supercoppa sistemati nell’album della memoria, Frank Anguissa — ancora tu — si rimette al centro del Napoli (qui la fanta-scheda del club), lo trascina con quella sua corsa possente, lo riempie di sé, di un atletismo sfrenato che ha contagiato Allegri e ha cancellato qualsiasi forma di perplessità. È un’altra vita, eppure pare sempre la stessa, senza le opache serate dell’ultima stagione, delusioni percepite qua e là in un finale disadorno, senza slanci, né furore, pare pure senza giri di campo per salutare, proprio lui che sembrava stesse per andarsene. E invece, proprio mentre gli echi del mercato andavano ingrossandosi, e il chiacchiericcio stava per diventare fastidioso, Manna si travestì da Anguissa, entrò con tackle deciso in conferenza stampa e tracciò un orizzonte nuovo: "Non si vende, resta qua". Forse persino per sempre, perché stavolta che il contratto starebbe per andare in scadenza — a giugno 2027 — val la pena di accomodarsi e prendersi ciò che resta di un uomo che non ana fare sconti neppure a se stesso, attacca e difende, fa il lavoro pulito e quello sporco, e sa essere leader e idolo.

il ponte

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Anguissa è il ponte che collega direttamente due cicli distanti eppure dolcemente ravvicinati, è uno di quei colpi di mercato che restano, che valgono per quel che pesano: estate del 2021, dal nulla (o quasi), Giuntoli va a mettere le mani in Premier League, nel Fulham appena retrocesso, e acquista questo ragazzone — 25 anni ancora — sfuggito ai radar della Vecchia Europa insensibile ai suoi passaggi anche in Ligue 1 (l’Olympique Marsiglia) e in Liga (il Villarreal). Certe domande, a volte, nascono spontanee ma il Napoli non se le pone, procede: cinquecentomila euro per il prestito, quindici milioni per il riscatto che De Laurentiis verserà poi senza indugi, e di corsa a ricostruire con Spalletti, partendo dalle macerie d’una qualificazione in Champions sfuggita all’ultimo miglio.

Intoccabile

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Anguissa s’è trasformato nell’architrave di Spalletti, il centrocampista per riconquistare subito lo status in Champions e per riprendersi, trentatré anni dopo, un titolo schiacciando la concorrenza. E, insaziabile com’è, poi s’è concesso altra centralità in salsa napoletana nell’esaltante cavalcata del quarto tricolore, addobbandola con sei gol, come non gli era mai accaduto.

FAB FOUR

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Anguissa è uno dei Fab Four, è quello degli acuti, degli strappi, il maratoneta che fa per sé e pure per gli altri, cantori di un calcio palleggiato al quale non si sottrae: e in un mese di ritiro, Allegri ne ha colto l’essenziale intelligenza per garantirsi gli equilibri, si giochi con il tridente o con un centrocampo a due. Perché un posto, per Anguissa, lo si trova sempre, com’è stato dimostrato in questa lunga fusione.

che dolor!

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Con il destino, non c’è contrasto che tenga: "Lesione di alto grado del bicipite femorale sinistro". Il 13 novembre a Rabat, dopo appena undici gare di campionato, l’anno comincia a sembrargli orribile e un po lo è: Anguissa deve rinunciare alla nazionale, per tre mesi e mezzo diventa spettatore di quelle 24 partite osservate dal divano di casa, niente campionato, niente Coppa d’Africa, niente spareggio mondiale e il sospetto che tra lui e il Napoli potesse finire così, senza neanche dirsi ciao, tenendosi reciprocamente il broncio. Mentre invece, ora, c’è la voglia matta di ricominciare a dialogare, di lasciarsi alle spalle quelle sensazioni insopportabili di apparente insofferenze che in realtà nascondevano un malessere passeggero, figlio di un incidente e di qualche equivoco: l’agente Maxime Nana è comparso, e non si è nascosto, a Castel di Sangro, durante un ritiro nel quale è già stata accarezzata l’ipotesi di starsene ancora un po’ assieme, diciamo un altro triennio, che porterebbero — eventualmente — a nove le stagioni vissute assieme. Non esistono date di scadenza inattaccabili nel calcio.

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