Un solo trottatore italiano (Mistero nel 1947) aveva vinto la corsa regina del trotto. Poi nel 2000 arrivò il Capitano: tre sfide, due vittorie che entrarono nella leggenda
Prima c'era solo il 1947: Vincennes trasformato in un deposito bellico e Mistero sbancò l'Amérique a Enghien con Romolo Ossani. Un cenno merita l' immensa sfortuna di Tornese: terzo nel 1959, secondo nelle edizioni successive e quinto nel 1962, quando gioimmo per la vittoria di Walter Baroncini e della sua francese Newstar. Un calvario, spesso neanche la soddisfazione di una presenza. Salvo rare eccezioni, ecco l' amaro destino dei trottatori indigeni nella "course des italiens", divenuta tale per merito di americani e francesi che i nostri uomini acquistarono e spedirono nell'inferno di Vincennes, tornandosene a casa per 10 volte con le tasche piene e il trofeo del vincitore da piazzare in bacheca. Prima. Poi...
la prima volta, che rabbia
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"E voi volete vincere l'Amérique con questo cavallo?". Nel dicembre del 1999 Varenne approda a Parigi tra indifferenza e lo scetticismo dei pochi che si prendono la briga di seguirlo a Grosbois, prima del suo esordio nel Prix Hemard. Lo vedono provare e si fermano alle apparenze. Non percepiscono un'anima in profonda evoluzione, limitandosi a sottolineare l'inestetismo dell'andatura caracollante e poco pulita del Varenne in allenamento. Passeggiata nell' Hemard, un mese più tardi il 5 anni Varenne approda al primo Amérique. "Siamo pronti a dare battaglia alla pari con General du Pommeau" le parole ambiziose di un team sintonizzato su toni ancora più alti, lontano dai taccuini: "Andiamo in testa e non ce n'è per nessuno" la convinzione giustificata, ma smentita dai fatti. Non sono ancora maturi. Due partenze richiamate, Varenne perde la testa assieme al suo driver, costretto a tenersi lontano dalla bagarre per placare una furia scatenata. L'Amérique diventa una tris con 30 metri di handicap, eppure quel cavallo regala un brivido: a metà delle salita, dopo un recupero che avrebbe spaccato muscoli e polmoni a chiunque, mette di passo First de Retz ed è al comando. Purtroppo, solo in quel momento inizia l'Amérique di Général, da una preziosa nicchia in mezzo al gruppo. Schizza via il favorito francese e gli ultimi 800 metri di Varenne diventano una sofferenza conclusa anche dopo Galopin du Ravary. I francesi festeggiano, mentre Varenne ansima nel box n° 131, tra le coccole di Iina e le lacrime di Federica, futura moglie di Minnucci. Sarà l'Amérique più bello, malgrado la sconfitta. Per i francesi Varenne è spacciato, non si riprenderà mai più da quello sforzo impossibile. Invece...
il mondo ai suoi piedi
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Invece, 12 mesi più tardi, l'italiano si ripresenta da favorito. Due partenze richiamate, stavolta Varenne è una statua di marmo e non ci casca. Se lo trovano sempre davanti i francesi, ad ogni uscita dagli elastici e dopo il segnale convalidato. Varenne viaggia spedito dentro la leggenda e Fan Idole può solo avvicinarlo, quando Minnucci sta già salutando i 4.000 italiani ormai padroni di Vincennes. Général solo terzo, a Parigi si sottolinea il suo flop, anziché ammettere la superiorità italiana. E anche un anno dopo viene inventato un nuovo anti-Varenne nonostante una carriera già inimitabile, costruita a bastonate sulle piste di mezzo mondo. Insert Gede può farcela: Varenne non verrà lasciato tranquillamente al comando, come nel 2001. Lo attaccheranno, verrà costretto a un terribile primo chilometro e quando entrerà in azione il paladino di Vincennes saranno dolori. Minnucci fa richiamare tre partenze, poi Varenne fila in testa. Puntuali gli attacchi: Ipson de Mormal e Fan Idole si immolano. Primi 1.000 metri da 1.12, finalmente arriva Insert Gede. Teoria giusta, cancellata dall' accelerazione del bolide italiano che scava un baratro e fa impazzire 7.000 anime tricolori davanti a Général. Un passato in pista da sogno. E uno da grandissimo stallone.









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