Leggere il "bugiardino" di un farmaco o decifrare le ricetta di un medico sono competenze di base necessarie per mantenerci in salute. Eppure un adulto su tre non le possiede - e parliamo di persone tra i 35 e i 64 anni, non certo di anziani in senso stretto.
È la conclusione del primo studio che valuta l'alfabetizzazione sanitaria nei pazienti di mezza età, la fase di vita nella quale più spesso viene diagnosticata una malattia cronica.
In questa fascia di popolazione, un adulto su tre fatica a capire il contenuto di un foglietto illustrativo, a compilare un questionario medico e a ricordare con precisione le raccomandazioni del suo curante. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of General Internal Medicine.
Secondo gli scienziati della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, che hanno firmato lo studio, saper rievocare i dettagli di una visita medica o capire se un farmaco deve essere assunto a stomaco pieno o vuoto, o se interagisce con altri medicinali o alimenti, sono capacità di base per navigare in alcuni problemi cronici di salute che tipicamente insorgono in età adulta, come l'ipertensione, il diabete o l'eccesso di colesterolo.
Studi precedenti avevano rilevato questo genere di difficoltà negli over 65, ma questa è la prima volta che si palesano anche tra Millennials (i nati tra '81 e '96) e Gen X (chi è stato bambino tra 1965 e 1980).
Una questione culturale
I ricercatori hanno testato le abilità di "sopravvivenza" pratica nel campo della salute in oltre 1000 persone che avevano ricevuto cure sanitarie nel circuito ospedaliero della Northwestern University o in altre strutture mediche di Chicago. I partecipanti sono stati scelti tra coloro che avevano avuto almeno un consulto medico nell'ultimo anno o ne avevano uno programmato entro i sei mesi successivi.
Questi pazienti hanno dovuto rispondere ad alcune domande di comprensione del contenuto di foglietti illustrativi di farmaci, ricordare le indicazioni di un medico dopo aver guardato un video in cui si simulava una diagnosi di reflusso gastroesofageo, e rivedere materiale sanitario informativo scritto.
Il 32,5% dei pazienti ha dimostrato di avere competenze limitate in questi compiti, e chi aveva minori competenze è risultato più incline ad avere patologie croniche, ad assumere più farmaci e ottenere peggiori risultati nei test cognitivi. La scarsa alfabetizzazione sanitaria è risultata collegata a una minore scolarizzazione, reddito più basso e a maggiori probabilità di essere disoccupati al momento dello studio.
Farmaci: anche come si assumono conta
Il dato è, per i medici, un'occasione di riflessione. Spesso i professionisti della salute chiedono ai pazienti se hanno assunto le medicine, ma non come e quando: un aspetto che, a quanto pare, non è per tutti così scontato. Inoltre, sarebbe forse opportuno semplificare il linguaggio dei foglietti illustrativi, attualmente tarati sul livello culturale di uno studente di scuola superiore: secondo gli autori dello studio, andrebbe portato al livello di uno studente delle medie.
Più in generale, rendere più chiara la comunicazione sanitaria potrebbe contribuire a migliorare la salute dei pazienti. «Si spendono miliardi per sviluppare farmaci, ma si investe molto meno nell'aiutare i pazienti a usarli correttamente», spiega Michael Wolf, primo autore dello studio. «Migliorare la comprensione potrebbe migliorare significativamente i risultati e ridurre i danni».












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