Francesco Palma
12 marzo 2026 (modifica alle 11:53) - MILANO
Come spiega il dottor Riccardo Roveda, la questione è legata a tutti gli elementi considerati pericolosi dall'IARC, ma bisogna evitare allarmismi eccessivi
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Le risposte del dottor Roveda
L’associazione della parola “cancerogeno” al prosciutto cotto avrà fatto saltare dalla sedia in tanti. Ed effettivamente, messa così, appare particolarmente importante. E da un lato lo è, anche se il dottor Riccardo Roveda, biologo nutrizionista, spiega che “si tratta di una cosa molto sensazionalistica e che giustamente va tenuta sotto controllo, ma non è così allarmante come può sembrare. Partiamo dall’inizio: l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stilato dei gruppi dove inserisce delle sostanze che hanno una correlazione con il rischio di cancerogenicità per l'uomo. Nel gruppo 1, che è il primo gruppo, ci sono gli agenti per cui esiste un'evidenza scientifica sufficiente per essere correlati al rischio di cancro: tra questi agenti ci sono i nitriti e i nitrati, spesso utilizzati per trattare la carne e conservarla mantenendo il colore rosato del prosciutto cotto. Nitriti e nitrati possono poi formare nitrosammine, sostanze potenzialmente nocive".
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