Il 15 volte iridato: "Vorrei che il pilota contasse di più, oggi c'è troppa elettronica. La gente vuole vedere campioni capaci di cose che gli altri non sanno fare. Tra questi c'è anche Acosta, diventerà un altro Marquez. Lo spagnolo batterà il mio record di vittorie? L'importante è che festeggi con me"
18 giugno - 10:13 - BERGAMO
Una delle gigantografie più belle, tra tutte quelle appese alle pareti, è il suo primo piano, il volto stravolto, all’arrivo della 200 Miglia di Daytona del 1974. Giacomo Agostini l’ha guardata, con espressione molto meno sofferente di allora, eppure, ha assicurato: "Anche stavolta ho perso cinque o sei chili". Non per dieta, né in sella: per lavoro. Per allestire l’Ago Museum, alle porte di Bergamo. Martedì, per celebrare l’84° compleanno, l’ha inaugurato. "È una bella soddisfazione. Sono orgoglioso di questi 380 cimeli tra moto, trofei, caschi. Qui dentro c’è tutta la mia vita, prima ancora della mia carriera".
Se dovesse sceglierne solo uno?
"Diciamo tre: la Morini comprata a rate della prima vittoria, e poi qualcosa della prima con la MV Agusta e della prima con la Yamaha".
Le sta piacendo questo Mondiale?
"Sì, è proprio bello. Però vorrei che il pilota contasse di più, che fosse più protagonista. C’è troppa elettronica, e poi una gara di velocità in cui i piloti sono costretti a risparmiare le gomme è un non-senso. La gente vuole vedere campioni capaci di cose che gli altri non sanno fare. Come facevamo io, Hailwood, Valentino, o come Maradona, o come fa Sinner. E quindi bisogna togliere elettronica, e diminuire la potenza. Non servono tutti questi cavalli, ne bastano 150 per fare spettacolo. La potenza è solo un pericolo in più: distrugge le gomme, distrugge i piloti".
Quindi con i cambiamenti tecnici previsti per il 2027 siamo sulla strada giusta…
"Sì, sono contento. Perché sono convinto che vedremo ancora più spettacolo".
L'Aprilia ha una moto meravigliosa, la Ducati non è da meno. Dobbiamo essere contenti di avere due marchi italiani davanti a quelli giapponesi
Giacomo Agostini
A inizio 2026 tanti dicevano che avremmo rivisto tante dinamiche del 2025. E invece…
"E invece l’Aprilia ha fatto un gran lavoro, sorprendendo tutti. Ha una moto meravigliosa e ha due bravi piloti. Anche se Martin in Ungheria ha combinato quel che ha combinato. Poi la Ducati non è da meno. Dobbiamo essere contenti di due marchi italiani davanti a tutti i giapponesi. È un orgoglio".
La gente vuol vedere piloti capaci di fare cose che agli altri non riescono: chi è così, oggi?
"C’è Marquez, c’è Bezzecchi, c’è Martin. E poi c’è Acosta: per me Acosta diventerà un altro Marquez. Lo è un po’ già per aggressività, per come guida, per come si comporta. In gara è cattivo".
Ecco, Marquez: è arrivato a 100 vittorie . Comincia a far paura? Il record suo di 123 è in pericolo?
"Se ci riuscirà vorrà dire che se lo sarà meritato. Ognuno tiene alle proprie cose, se il record resta mio sono più contento, se mi batterà pace, l’importante è che io ci sia ancora per festeggiare con lui".
Bezzecchi può essere campione?
"È in testa... Certo che può farcela. Ha trovato la strada giusta, è in forma splendida, e lo vedo molto attento. Guida da professionista".
A proposito di quel che ha combinato Martin al Balaton: servono ordini di scuderia?
"No. Non si può dire quel che deve fare a uno che rischia la vita".
Per evitare le cadute al via bisogna cambiare la partenza. Ai miei tempi si partiva avviando la moto di corsa, ho suggerito di allontanare le file della griglia
Giacomo Agostini
Intanto però Marquez ha dimostrato di poter rimontare…
"Certo, anche perché per tutti è un attimo perdere 25 punti. Il campionato è ancora lungo, ed è il suo bello: vogliamo vederli lottare".
Nelle ultime gare ci sono state tante cadute al via. Cosa si deve fare?
"Bisogna cambiare la partenza. Ai miei tempi si partiva avviando la moto di corsa, così non si arrivava alla prima curva tutti insieme come accade ora. Ho già suggerito di allontanare le file della griglia. In Ungheria s’è rischiato grosso. E non è una questione di velocità: quando la moto rimbalza così, se ti colpisce in testa non c’è casco che tenga".
Chi vince il Mondiale?
"È troppo presto. Si deciderà a Valencia, al massimo alla penultima a Portimao".
Le dicessero che potrebbe buttarsi con la moto che vuole, sceglierebbe Aprilia o Ducati?
"Siccome le trovo tutte e due formidabili metterei su una bella asta: vado con chi mi paga di più".









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