Afan, il raccattapalle eroe in Bosnia: "Gigio fuori di sé, perciò non ha parato. Metto all'asta il foglietto"

1 giorno fa 4

Dopo il 'furto' del pizzino al numero uno azzurro, è diventato un piccolo eroe nazionale: "Rispetto l'Italia, ma l'ho fatto per il mio paese. Spero che Donnarumma non sia arrabbiato con me"

Oscar Maresca

8 aprile - 07:34 - MILANO

Un ragazzino di 14 anni è diventato eroe nazionale in Bosnia. Si chiama Afan Cizmic e gioca nelle giovanili del Celik. A Zenica, durante la finale playoff per il Mondiale contro l’Italia, ha seguito la partita da bordocampo. Era uno dei raccattapalle del Bilino Polje, durante i calci di rigore è stato lui a rubare il foglietto dei tiratori a Donnarumma: "Per tutta la gara ho pensato a come avrei potuto aiutare i miei idoli. È stata una sfida complicata. Al primo tiro dal dischetto di Tahirovic ho visto il portiere azzurro guardare un foglio e lasciarlo al limite dell’area di rigore. Sono corso in campo per prenderlo, è stata una scelta istintiva e di cuore. Senza pensare alle conseguenze e ai giudizi. Volevo soltanto fare qualcosa di utile per il mio Paese". Il gesto di Afan ha fatto infuriare Gigio: "Pensava che il colpevole fosse uno steward, ha iniziato a urlare contro uno di loro. Era fuori di sé. Poi ha provato a strappare il foglietto di Vasilj, l’arbitro è stato costretto a intervenire per fermarlo. Non era tranquillo, ecco perché si è tuffato male sui nostri penalty. È tra i portieri migliori al mondo, in quell’occasione però era troppo arrabbiato per restare concentrato".

Afan, alla fine ci sei riuscito. Con una mossa furba hai aiutato la Bosnia a qualificarsi al Mondiale. 

“Vorrei subito chiarire che ho un enorme rispetto per la Nazionale e per l’Italia. Con il mio gesto non pensavo di penalizzare gli azzurri. Lo sport è anche questo, quello che succede in campo resta in campo”.

Qualcuno sui social però ti ha scritto commenti negativi.

 “Sono stato giudicato e mi dispiace, ma resto con i piedi per terra. Sono semplicemente Afan, un ragazzo di 14 anni che segue le regole. Prima nella vita che nel calcio. Il mio obiettivo è avere una carriera importante, magari in un top club europeo. Il mio idolo è Cristiano Ronaldo, per stile di gioco e approccio al lavoro è un esempio. Un giorno sogno di vestire la maglia della Bosnia”.

I tifosi vorrebbero vederti già al prossimo Mondiale insieme a Dzeko e compagni.

“Sarebbe un onore, quando la nazionale gioca in casa sono sempre a bordocampo tra i raccattapalle. Nel frattempo mi dedico alla scuola e a fare bene con l’U14 del Celik. Sono un attaccante, finora in campionato ho messo a segno 18 gol in 12 presenze e servito 14 assist. La mia squadra ha realizzato 53 reti tra tutte le competizioni, di cui 32 segnati da me. Mio padre Emir mi segue ovunque, non si perde una partita. È il mio primo tifoso ed è lui ad aiutarmi nelle scelte”.

Papà Emir è stata la prima persona cui hai telefonato subito dopo Bosnia-Italia. 

“Aveva notato la mia corsa verso l’area di rigore mentre guardava la partita in tv. Insieme abbiamo deciso di conservare quel foglietto. Dopo la qualificazione tutti mi hanno fatto i complimenti, sia in campo che fuori. Sono felice di aver aiutato la nazionale con un piccolo gesto”.

Adesso in Bosnia, tutti parlano di te. 

“Alcune televisioni locali mi hanno intervistato. Con l’aiuto di mio padre vorrei mettere all’asta il foglietto di Donnarumma. Ci piacerebbe raccogliere fondi per donarli in beneficenza ai bambini, soprattutto quelli affetti da malattie, che ne hanno più bisogno”.

Hai parlato con Donnarumma al termine della partita? 

“No. Dopo i rigori c'è stata una discussione tra lui e i giocatori bosniaci, ma la situazione si è calmata subito. Anche questo fa parte dello sport e della rivalità. Gigio se l’è presa con gli avversari e pure con i nostri tifosi nei 120’. Continuava a rispondere male. Ora spero non sia arrabbiato con me”.

A una settimana da Bosnia-Italia, vuoi dire qualcosa ai tifosi azzurri? 

“I giocatori di Gattuso sono stati eccezionali, non mi hanno accusato. L’ho apprezzato molto. La nazionale italiana ha una storia incredibile, che tutti conosciamo e rispettiamo. Mi auguro che gli azzurri possano tornare a gioire. Magari, tra quattro anni, in campo ci sarò anche io”.

Leggi l’intero articolo