Il grido "per tutti i camerati caduti" ad Acca Larentia, a Roma. E il "presente" ripetuto tre volte, accompagnato dal saluto romano. Anche quest'anno, centinaia di aderenti a CasaPound e altri militanti di estrema destra hanno commemorato i morti dell'agguato del 7 gennaio 1978. A qualche centinaio di metri, sull'Appia Nuova all'altezza dell'Alberone, il contro-presidio antifascista di gruppi autonomi e studenti, vicino a una sezione.
Uno striscione affisso per la commemorazione in via Acca Larenzia
L'aggressione alla vigilia
"Ho appreso con sconcerto la notizia della vile aggressione avvenuta nella notte a Roma ai danni di quattro militanti di Gioventù Nazionale, attaccati da un commando di venti persone mentre affiggevano manifesti in ricordo di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano, in via Acca Larenzia nel 1978. Quanto avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione. A Gioventù Nazionale e ai giovani rimasti feriti va la mia sincera e affettuosa vicinanza, con l'auspicio che i responsabili vengano rapidamente individuati". Lo scrive sui suoi social il presidente del Senato Ignazio La Russa.
"Questa notte un commando comunista proveniente dal quartiere Alberone armato di spranghe, coltelli e altre armi ha teso un agguato a quattro ragazzi di Gioventù nazionale fermi nel parcheggio di un supermercato di Via Tuscolana. L'assalto era premeditato, come dimostrano le radio ricetrasmittenti rinvenute dalla polizia, una vera e propria caccia all'uomo organizzata per colpire in massa i ragazzi che, di generazione in generazione, dedicano da quasi 50 anni la notte dell'Epifania, vigilia della strage di Acca Larenzia, al ricordo di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, i tre giovani di destra neanche ventenni uccisi dal gruppo di fuoco dei Nuclei Armati per il contropotere territoriale, legata ai Comitati comunisti rivoluzionari e poi confluiti nelle Brigate rosse". È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia .
Uno striscione affisso per la commemorazione in via Acca Larenzia
Sul fatto è intervenuto anche il presidente dei senatori di FI, Maurizio Gasparri: "Sono sconcertato dal fatto che 48 anni dopo la strage di Acca Larentia, che colpì tre giovani i cui assassini la Procura di Roma non ha mai voluto identificare, si rinnovino delle aggressioni ai danni di militanti di destra. Nell'esprimere solidarietà, voglio sperare che tutti condannino questi episodi di violenza e che abbiano lo stesso clamore mediatico che altre vicende hanno avuto in tutti questi anni".
Erano circa dieci, incappucciati, armati di spranghe e aste i responsabili dell'aggressione a quattro militanti di Gioventù nazionale alla vigilia dell'anniversario di Acca Larentia, nei pressi di un supermercato all'Alberone, a Roma. Il gruppo potrebbe essere stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza. Le immagini sono ora al vaglio della Digos della Questura di Roma che ha trasmesso una prima informativa in Procura. Uno dei quattro militanti aggrediti è stato portato in ospedale in codice giallo con tumefazioni. La Digos ha effettuato una mappatura per l'acquisizione delle registrazioni delle telecamere che potrebbero aver ripreso i responsabili. Un'informativa verrà trasmessa entro stasera in Procura. Sul posto per i rilievi è intervenuta la polizia scientifica.
"Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell'odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l'intero popolo italiano". Lo afferma sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando che "l'Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale" e che "anche fatti recenti, in Italia e all'estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza. Quando il dissenso diventa aggressione, quando un'idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre".
Video Acca Larentia, Rocca: 'Ricordiamo vittime barbaramente assassinate'
"L'appello della presidente Meloni alla pacificazione, alla convivenza civile e contro ogni forma di violenza politica non può essere credibile se viene pronunciato proprio nel giorno in cui centinaia di neofascisti si radunano per fare apologia del fascismo, tra saluti romani e croci celtiche, come avviene ogni anno ad Acca Larentia". Lo afferma in una nota Angelo Bonelli, parlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde. "Così formulato, quell'appello diventa un messaggio carico di ipocrisia. Non solo perché si dimentica di ricordare le vittime, i morti e le stragi provocate dal fascismo e dal nazismo, ma soprattutto perché la vera pacificazione può avvenire solo facendo i conti fino in fondo con la storia e con la nostra Costituzione, che nasce dalla Resistenza partigiana, antifascista e democratica. Ogni anno, il 7 gennaio, assistiamo a raduni in cui si esibiscono simboli e gesti che la storia e la legge della Repubblica dovrebbero aver consegnato definitivamente al passato. Ma il 7 gennaio è anche un'altra data che non può essere rimossa o oscurata. Il 7 gennaio 1944 ricorre l'anniversario del rastrellamento nazifascista nel quartiere di Pietralata. In quel giorno le truppe tedesche circondarono la borgata e rastrellarono oltre 1.200 persone; 242 di loro furono deportate in Germania. Questa è la storia reale del fascismo e del nazismo: repressione, deportazioni, violenza contro civili inermi. Sarebbe stato apprezzabile se oggi l'appello alla pacificazione fosse stato accompagnato da un chiaro invito a non fare saluti fascisti e a non esibire croci celtiche", conclude Bonelli.
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