Acquisti per 100 milioni ma nessuna cessione: perché il Milan fatica a vendere?

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Diversi acquisti, 33 giocatori in rosa e nessuna uscita: le scelte di Amorim e il nuovo assetto dirigenziale rallentano il mercato

Francesco Albanesi

5 agosto - 21:23 - MILANO

Qualcosa di anomalo, nel mercato estivo del Milan, si sta vedendo. Nelle prime due settimane sono arrivati due colpi da 100 milioni - e un avvio del genere si ricorda a fatica -, ma non era mai successo, almeno nell'ultimo decennio, di arrivare ai primi di agosto, a meno di venti giorni dal debutto in campionato contro il Torino, senza aver ancora concluso una cessione. Oggi il Milan ha 33 giocatori in rosa e dovrà scendere a 25 per le liste. Vendere, diciamolo, non è mai semplice. Soprattutto dopo due stagioni chiuse con un ottavo e un quinto posto. Del resto, anche Juventus, Napoli, Inter e Roma stanno faticando a piazzare alcuni pezzi. Nel caso del Milan le ragioni sono diverse. Ci sono alcune zavorre da sistemare, ma c'è anche Ruben Amorim, che ha deciso di prendersi il tempo necessario per valutare tutti, a partire dai giovani: Camarda, per esempio, è stato confermato. E poi c'è un nuovo management, molto più abituato a scovare talenti che a trovare acquirenti.

numeri

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Partiamo da un dato. Nella sua storia il Milan non aveva mai programmato un'estate da 200 milioni di investimenti e, nel giro di un mese, ne ha già spesi più della metà per Ramos (70), Gila (30) e Diawara (3). Insomma, può essere l'estate delle sorprese. Dopo Juventus e Como, il Diavolo è la squadra che ha investito di più in Serie A. Se si considerano soltanto i nuovi acquisti, escludendo i riscatti, è la prima. Di questi tempi, un anno fa, il Milan stava trattando la cessione di Thiaw al Newcastle e aveva già venduto a peso d'oro Reijnders al Manchester City e Theo all'Al Hilal. Oltre 100 milioni incassati. Anzi, di più. A Ferragosto 2025 i rossoneri avevano già ceduto 15 giocatori (riscatti compresi) per 157 milioni. Due anni fa De Ketelaere aveva portato una ventina di milioni per il riscatto dell’Atalanta, mentre l'estate prima (2023) era toccato a Tonali, ceduto al Newcastle per 58,9 milioni più bonus. Insomma, qualcosa in uscita si era sempre mosso dopo più di un mese dall'apertura del mercato. Quest'anno, invece, la casella delle cessioni è ancora vuota. Un dato che fa rumore, ma che merita di essere letto da più angolazioni.

AMORIM VALUTA TUTTI

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 Uno dei motivi per cui il Milan non ha fretta di vendere porta il nome di Ruben Amorim. Il tecnico portoghese sta sfogliando la margherita, osservando da vicino i giovani più interessanti e rimettendo alla prova anche giocatori che fino a poche settimane fa sembravano con un piede fuori da Milanello, come Samu Chukwueze e Ruben Loftus-Cheek. Lo stesso discorso vale per Pervis Estupinan. La trattativa con l'Aston Villa, almeno per ora, sarebbe stata congelata proprio da Amorim, che cerca un esterno rapido e bravo nell'uno contro uno. Caratteristiche che, invece, Bartesaghi non ha. Il Milan è ancora un cantiere aperto. Tutti partono quasi dallo stesso livello e hanno la possibilità di conquistarsi una conferma. Anche chi nella scorsa stagione ha visto il campo con il contagocce, come Odogu, Ricci e Athekame. I prossimi test contro Inter, Chelsea e Manchester United offriranno indicazioni più attendibili. Nel frattempo, Amorim si ritrova anche un caso delicato come Leao: è scontento, ma il mercato intorno a lui langue e, paradossalmente, potrebbe persino restare.

il managment

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Un'altra chiave di lettura riguarda il nuovo assetto societario voluto da Gerry Cardinale il 25 maggio scorso, quando il numero uno di RedBird ha azzerato il precedente management, assumendo direttamente il controllo delle strategie sportive del club. Cardinale si è circondato di uomini di fiducia già presenti nell'organigramma, figure però molto più avvezze allo scouting e ai big data che alle lunghe negoziazioni di mercato. Almstadt ha alle spalle una sola esperienza da direttore sportivo, conclusa senza grandi fortune all'Aston Villa, ed è soprattutto un uomo di numeri. Gardiner guida la Football Intelligence rossonera e individua profili attraverso algoritmi, mentre Donato Lomonte coordina l'area scouting. Professionisti preparati, ma con un bagaglio diverso rispetto a chi è abituato a passare giornate intere tra telefonate, rilanci e trattative infinite. Non a caso, già a metà luglio il Milan era tra le cinque squadre che avevano speso di più in Europa, insieme a colossi come Chelsea, Bayern e Manchester United, che però nel frattempo avevano già alleggerito la rosa con diverse cessioni.

cosa manca

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Per completare l'organico manca almeno un difensore centrale e un trequartista, ma senza uscite diventa complicato continuare a comprare. Bennacer è vicino alla risoluzione del contratto, Bondo è ormai ai margini e anche Gimenez, rimasto a Milanello per recuperare dall'infortunio, dopo l'investitura ufficiale di Camarda sembra avere la valigia pronta. Finora il Milan ha incassato soltanto una quarantina di milioni dai riscatti di Morata, Jimenez, Pobega e Colombo. Molto dipenderà anche dal futuro di Leao, valutato tra i 40 e i 50 milioni. Se dovesse sbloccarsi quella situazione, potrebbe innescarsi il classico effetto domino capace di rimettere improvvisamente in moto tutto il mercato rossonero.

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