Accordo Fifa-calciatori: mai più fuori rosa e incasseranno dai trasferimenti

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Intesa tra la federcalcio internazionale e Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori: ecco le novità

Due vittorie epocali: l’ammissione al tavolo con la Fifa per le questioni di trasferimenti e salute e lo stop ai giocatori fuori rosa, pena indennizzi pari allo stipendio totale per i giocatori e sanzioni fino allo stop del mercato per i club. Ma anche la consapevolezza che la questione calendario non è chiusa e che su quello si deve continuare a trattare, con la Pfa, l’associazione giocatori inglesi, intenzionata ad andare avanti con le sue azioni legali in materia fino a quando la questione non sarà chiarita. È il nuovo accordo tra Fifa e Fifpro (annunciato da Gianni Infantino nel corso della conferenza stampa alla vigilia del via ai Mondiali) visto dalla parte dei giocatori, uno destinato a cambiare i rapporti tra governo del calcio mondiale e i suoi atleti, punto di partenza però e non punto di arrivo delle riforme del calcio. Un accordo annunciato dal presidente Fifa Gianni Infantino, durante la conferenza stampa alla vigilia del via dei Mondiali: "Abbiamo firmato un memorandum d'intesa con la FIFPRO per regolamentare lo status e i trasferimenti dei calciatori", le parole del numero uno della federcalcio internazionale.

tavolo

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L’accordo prevede la nascita di una piattaforma per il dialogo sociale globale nel calcio. Ci si siederanno la Fifa assieme alla Fifpro, l’associazione giocatori, l’Efc, l’associazione dei club, e la Wla, l’associazione dei campionati. Per la prima volta, la Fifa rinuncia a prendere decisioni unilaterali su argomenti chiave come il sistema dei trasferimenti, il benessere dei giocatori e gli standard di salute e sicurezza. Saranno invece frutto di un dialogo con le “parti sociali” del calcio, la conseguenza di accordi presi all’unanimità con giocatori, club e leghe. E lo saranno per statuto. Il nuovo articolo uno del Rstp, il regolamento che regola lo status e il trasferimento dei giocatori, dice ora che “queste regole riflettono un accordo comune tra i rappresentanti degli impiegati (giocatori e le loro associazioni) e i loro datori di lavoro (club e leghe). Sono basate e sviluppate attraverso un processo di dialogo sociale coordinato dalla Fifa, che non potrà cambiarle se non in accordo con datori di lavoro e lavoratori”. 

giusta causa

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L’altra grande vittoria sancisce, di fatto, lo stop ai giocatori che si allenano da soli o vengono messi fuori rosa per essere costretti ad andarsene. Questo comportamento diventa abuso e una motivazione valida per rompere il contratto per giusta causa. In particolare, ai club ora è proibito impedire a un giocatore di non allenarsi col resto della squadra per punizione, trattenergli il passaporto o sfrattarlo da una casa in cui vive procurata dal club. Questi comportamenti portano a un risarcimento che il club deve corrispondere a un giocatore, pari come minimo al pagamento completo del resto del salario previsto dal contratto. In aggiunta, un giocatore può richiedere i danni e, in caso di condotta particolarmente scorretta per il club, ricevere anche un pagamento di ulteriori sei mesi di ingaggio. Per i club, questo si traduce in sanzioni progressive, che vanno da un avvertimento e una multa alla prima sanzione, includono un limite a cinque acquisti a sessione di mercato (più una multa) nella seconda e diventano uno stop al mercato dalla terza. Fino ad ora, i club venivano punti solo dopo la quarta infrazione.

nodo

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Tra le altre vittorie per i giocatori c’è la partecipazione, per chi guadagna fino a 150.000 euro l’anno (l’80% dei calciatori e il 92% delle calciatrici) al costo di un trasferimento intascando il 5% del cartellino. E il fatto che un giocatore straniero, in caso di ritardo nel pagamento dello stipendio, può chiedere un tasso d’interesse pari all’8% annuo (prima era il 5%). Resta però il nodo del calendario, su cui la Fifa continua ad avere una posizione di assoluto controllo. Una delle clausole per questo accordo con Fifpro era il ritiro di tutte le azioni legali nei vari tribunali, cosa che la Pfa, l’associazione inglese, per il momento si rifiuta di fare. Per quanto questo accordo sia una pietra miliare nei rapporti col governo del calcio mondiale, quello del calendario resta un tema fondamentale che ha bisogno di ulteriori confronti. E per quanto ci sia la volontà e l’auspicio di arrivare a un’intesa, quella resta una questione ancora aperta.

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