L'ex patron dei Blues aveva promesso di donare i proventi della cessione del club alle vittime della guerra in Ucraina. I soldi restano però congelati in un conto inaccessibile e i legali dell'oligarca russo ne rivendicano la gestione
9 marzo 2026 (modifica alle 14:59) - LONDRA
“I soldi della vendita del Chelsea appartengono al mio cliente e a lui soltanto”. La lettera è per il primo ministro britannico Keir Starmer. Il cliente di cui si fa menzione è, ovviamente, Roman Abramovich, l’oligarca russo che nella primavera 2022 fu costretto a vendere i Blues per le sanzioni impostegli da Sua Maestà per i rapporti con Vladimir Putin all’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Abramovich promise di donare “alle vittime della guerra in Ucraina” la stragrande maggioranza dei proventi di quella vendita forzata. Di quei soldi, 2,7 miliardi di euro però restano congelati in un conto a cui nessuno sembra avere accesso. Fondi di cui Abramovich, attraverso i suoi avvocati, ora rivendica la proprietà e la gestione.
SCONTRO LEGALE
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La lettera è solo l’ultimo capitolo di un lungo scontro legale che ha di fatto bloccato l’utilizzo di quei fondi. Abramovich, come ha fatto sapere il suo legale alla stampa britannica, ha ancora intenzione di destinare quei fondi alle vittime della guerra tra Russia e Ucraina, ma parte del contendere col governo britannico è che l’esecutivo vorrebbe gestire in prima persona quei fondi, assicurandosi che vadano esclusivamente in aiuto della popolazione dello stato aggredito. Per farlo ha creato una fondazione, che aspetta solo di ricevere i fondi per cominciare ad utilizzarli. Abramovich invece ha sempre detto di voler destinare quei soldi “a tutte le vittime della guerra”, includendo quindi anche le vittime russe. Starmer, il primo ministro, ha dato tempo all’ex patron del Chelsea fino al 17 marzo per liberare i fondi, minacciando azioni legali in caso contrario, ma la lettera degli avvocati dell’oligarca sembra l’anticamera di una nuova disputa legale.
CONTESA
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Sul tavolo c’è anche la questione di quanti di quei 2,7 miliardi di euro andranno in beneficenza. Abramovich nei suoi 20 anni di proprietà Chelsea ha prestato circa 1,6 miliardi ai Blues attraverso una società di comodo, il cui gestore è un suo ex socio in affari, Eugene Tenenbaum, anche lui colpito dalle sanzioni del governo britannico dopo l’invasione russa in Ucraina. La società di comodo a cui appartengono quei 1,6 miliardi, la Camberley International Investment Limited, è sotto indagine nel Jersey, isola britannica che si trova nella Manica e il cui governo regionale ha congelato oltre 6 miliardi di euro ad Abramovich. Secondo la lettera che gli avvocati dell’oligarca hanno spedito al primo ministro, questa indagine contribuisce in modo determinante all’impasse sui soldi del Chelsea. C’è una traduzione semplice di questo complesso caso legale: i proventi della vendita dei Blues alle vittime della guerra in Ucraina non sono ancora arrivati, quasi quattro anni dopo essere stati promessi. I legali di Abramovich e il governo britannico sembrano pronti a un confronto che non farà che prolungare l’attesa.








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