L'ex portiere rossonero: "Allegri sta facendo meglio del previsto, io mi immaginavo una squadra che lottasse per il quarto posto. Spero che Modric resti: in Champions ci sarebbe bisogno di lui"
Si definisce “curioso di Milan, ma con distacco”, perché allo stadio “vado poco”. Poi, però, risponde alle domande in prima persona plurale, come se fosse ancora a Milanello: siamo, giochiamo, speriamo. Perché “distacco” non è esattamente la prima parola che resta impressa da una chiacchierata con Christian Abbiati nella settimana che porta al derby. E comunque stavolta al Meazza ci andrà: “Con mia figlia, sì. Sarà la terza partita che vedo dal vivo quest’anno. San Siro resta sempre uno spettacolo”.
Il countdown però è ufficialmente iniziato: i derby al Meazza non esisteranno più. Quanto sarà nostalgico, lei che su quel prato ne ha giocati quasi venti?
“In una scala di nostalgia e tristezza da 1 a 100: 101. Quando mi chiedono lo stadio più bello in cui ho giocato, la risposta è sempre San Siro. Capisco ovviamente le necessità finanziarie dei club, ma avrei preferito un ammodernamento dell’impianto esistente. Speravo in un lavoro sulla falsa riga del Bernabeu o del Camp Nou”.
Otto titoli in rossonero
Abbiati ha giocato nel Milan in due periodi distinti: dal 1998 al 2005 e dal 2008 al 2016. In rossonero ha vinto otto titoli.
Il suo derby del cuore in campionato?
“Il primo che ho giocato, 13 marzo del ’99: 2-2 con autogol di N’Gotty, gol di Zanetti e doppietta di Leonardo. Era il Milan di Maldini, Costacurta, Boban, Leo, Bierhoff e Weah”.
Ed era il Milan di Zaccheroni, che quell’anno vi portò allo scudetto con la difesa a tre, una primizia nell’era Berlusconi. Anche Allegri sta giocando a tre, sebbene molti gli “consiglino” il 4-3-3: lei come la vede?
“Personalmente ho vinto sia col 3-4-3 di Zac, che in effetti all’epoca per il Milan pareva una cosa stranissima, sia col 4-3-3 di Allegri. Di base Max è più portato per la difesa a quattro, ma evidentemente con i giocatori che ha ritiene meglio il 3-5-2. Può darsi che il gioco non sia particolarmente bello, ma sta generando indubbiamente ottimi risultati. A me comunque concettualmente il 3-5-2 non dispiace affatto”.
Il sistema a due punte però ha obbligato Leao a cambiare posizione. Una transizione tutt’altro che semplice: Rafa è più un problema o più una soluzione?
“Sicuramente una soluzione. Ha i colpi, una presenza fisica importante. Da centravanti deve migliorare ancora i movimenti, perché resta un giocatore che ha bisogno di spazi e che con le difese chiuse fa fatica. Allegri lo allena tutti i giorni e vede cose che noi non vediamo. Il lavoro più complesso è allenarlo nei movimenti, a me da punta centrale piace”.
Rafa in questi giorni si è distinto anche per frasi motivazionali particolarmente intense in vista del derby.
“Beh, è una partita da dentro o fuori: se va male è finito il campionato, se vinci torna la speranza di riaprirlo. Ma vincere sarebbe importante anche per dare un segnale a chi sta dietro. Rafa sta maturando anche sotto questo aspetto. All’esterno ha un’immagine, all’interno un'altra. E quella all’interno vi assicuro che è migliore rispetto a quella che c’è di lui all’esterno. Io sto con lui, si porta dietro una fama che sul lavoro non corrisponde per nulla. Vorrei sottolineare per esempio l’abbraccio a Maignan dopo il gol fatto al Como: Mike aveva sulla coscienza l’errore sulla rete avversaria e Leao quando ha segnato l’1-1 si è fatto tutto il campo per andare ad abbracciare il suo capitano. Mi è piaciuto molto. Il gruppo c’è, è unito e qui è stato bravo Allegri”.
A proposito di motivatori: Modric non ha nemmeno bisogno di parlare, basta la sua presenza.
“Non entro nemmeno nel discorso tecnico perché è superfluo. Mi limito quindi a sottolineare il suo valore aggiunto nello spogliatoio: sta facendo crescere tutti, specialmente i più giovani e questo va oltre le prestazioni. L’anno prossimo si spera di giocare la Champions e quindi c’è ancora bisogno di lui. Confido che si trattenga a Milanello”.
Torniamo a Maignan: polemiche infinite sul gol del Parma con Valenti che va a disturbare Mike. Ci dia il suo parere con l’occhio del portiere.
“Su Maignan è fallo, senza se e senza ma. Si vede benissimo come Valenti si giri di spalle apposta per fermarlo. La valutazione di Mike sulla traiettoria della palla è un po’ sbagliata, ma era in grado di recuperare la posizione. Solo che non ha potuto farlo a causa dell’ostruzione. Se non erro a Valenti nella partita successiva è stato fischiato fallo in una dinamica simile, no? In area piccola un portiere deve essere tutelato”.
I tifosi si lamentano del fatto che il club rossonero protesta poco.
“Non so dire se serva davvero alzare il telefono per lamentarsi, ma preferisco la condotta attuale da parte della società. Tanto, se c’è un fallo evidente, lo vedono tutti”.
i derby di Milano giocati da Abbiati, tutto compreso, con la maglia rossonera in carriera
Come l’errore di Maignan col Como: cosa passa per la testa di un portiere in questi casi?
“Cambia da individuo a individuo. Ho visto portieri terrorizzati per tutta la partita e altri che vanno avanti e riescono a rimanere freddi. Io per fortuna appartenevo alla seconda categoria”.
Intanto Mike ha rinnovato.
“Tutto giusto, tutto come auspicavo. È una delle colonne: se vuoi costruire un futuro importante, ti devi rivolgere a quelli come lui”.
Il francese ha rinnovato anche grazie alla presenza del preparatore Filippi: quanto conta questa figura per un portiere?
“Tantissimo. Se lo segui con umiltà, con lui fai un lavoro completo, anche dal punto di vista mentale. È il tuo confessore. Per esempio prima delle partite, quando deve capire lo stato d’animo del portiere”.
Ma secondo lei a Milanello c’è davvero qualcuno che crede ancora a una rimonta?
“Se andassimo a -7 manterremmo aperta una porta per inseguire un sogno. Non dimentichiamo che l’Inter è stata costruita per vincere e obiettivo del Milan non credo fosse lo scudetto. Sono convinto che l’obiettivo vero sia la Champions. Dopo di che, strada facendo l’appetito vien mangiando…”.
Lei conosce Allegri da tempo: come si pone in frangenti come questi?
“In settimana è uno piuttosto tranquillo, è sicuramente molto più agitato in panchina durante la partita”.
Un giudizio su come ha plasmato il Milan?
“Il gioco non è esaltante, siamo d’accordo, ma poi a parlare sono i risultati. Sta facendo di più rispetto al previsto. Personalmente mi aspettavo un Milan che lottasse per il quarto posto, oggi è solidamente secondo”.
Il suo pregio migliore?
“Sa stare bene nel gruppo, e con i tempi giusti. Poi, quando si arrabbia, si arrabbia forte”.
Che cosa è mancato al Milan per lottare spalla a spalla per lo scudetto?
“I punti persi con le piccole in casa: Cremonese, Pisa, Sassuolo, Genoa. Sarebbero bastati anche solo quattro punti in più per vivere tutt’altro campionato”.
L’arma migliore del Milan e quella dell’Inter?
“Gli inserimenti dalla mediana per il Milan, oltre al dovere di approfittare dell’assenza di Lautaro, uno che ha una fame clamorosa. Per l’Inter la consapevolezza della propria forza e il fatto che abbiano due risultati su tre”.
Leao ha invitato i compagni a una settimana di clausura: com’era il suo avvicinamento ai derby?
“Casa-campo, campo-casa. Non avevo scaramanzie particolari, in realtà non lo sentivo più di tanto. E’ il mio carattere. La botta di adrenalina più forte arrivava nel riscaldamento prima della partita, la tensione per me iniziava lì”.










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